giovedì 30 marzo 2017

0 ESCURSIONE: in barca a scoprire l'Isola di Garda 9 aprile 2017

L'Isola di Garda

9 aprile 2017: in barca alla scoperta dell'isola

L'isola di Garda, originariamente Monastero Longobardo connesso a Brescia, della Regina Ansa,era detta anche Schwaben, conosciuta anche come isola di Svevia di Federico I Hohenstaufen detto Barbarossa , poi Borghese o isola dei Frati, è la più grande isola del lago omonimo.


Storia dell'Isola di Garda 

L'isola fu abitata sin dall'epoca romana, quando era conosciuta come Insula Cranie. Ciò è provato dal rinvenimento di numerose lapidi gallico-romane (ora conservate al museo romano di Brescia) e da resti di templi votivi.
Abbandonata nei secoli di decadenza dell'Impero Romano, per lungo tempo l'isola fu rifugio dei pirati, che assaltavano le imbarcazioni che percorrevano le rotte del lago di Garda.
Nell'879 viene per la prima volta menzionata in un decreto di Carlomanno di Baviera, che documenta la donazione dell'isola ai frati di San Zeno di Verona.
Non si sa per quanto tempo l'isola rimase proprietà dei monaci, in quanto la successiva notizia la vede facente parte, intorno al 1180, del feudo concesso dall'imperatore Federico Barbarossa agli avi di Biemino da Manerba.
Nel 1220 san Francesco d'Assisi, di ritorno da un viaggio in oriente, giunse a visitare l'isola e, reputandola luogo ideale per una comunità di frati, grazie al suo carisma convinse il proprietario Biemino da Manerba a donargli l'area scogliosa della parte settentrionale, ove venne realizzato un piccolo romitorio.
Nel 1227 l'eremo accolse sant'Antonio di Padova e nel 1304, secondo la tradizione, avrebbe ospitato anche Dante Alighieri, che avrebbe ricordato il luogo nella Divina commedia con i versi:

« Loco è nel mezzo là dove 'l trentino
pastore e quel di Brescia e 'l veronese
segnar poria, s'e' fesse quel cammino »


Nel 1429 vi giunse san Bernardino da Siena, che in veste di vicario generale dell'ordine francescano fece trasformare il romitorio in un vero e proprio monastero, mettendo egli stesso mano al progetto per la chiesa, il chiostro, le celle e i giardini.
L'isola divenne un importante centro ecclesiastico di meditazione e ospitò illustri personaggi religiosi, tra cui il vice-generale dell'Ordine francescano padre Francesco Licheto, che a partire dal 1470 vi istituì una scuola di teologia e filosofia.
La morte di padre Francesco segnò tuttavia l'inizio della decadenza della comunità religiosa dell'isola. Dal 1685 al 1697 il convento ospitava solo i frati novizi in ritiro e, nel 1798, l'oramai vetusto monastero venne definitivamente soppresso da Napoleone Bonaparte.
Dopo essere passata al demanio, la proprietà cambiò negli anni successivi molti padroni, per giungere nel 1817 nelle mani del conte Luigi Lechi di Brescia, che fece costruire una residenza sulle rovine del monastero e eseguì importanti opere di restauro e costruzione, tra le quali il porticciolo, costruito nel 1830 su progetto dell'architetto Rodolfo Vantini. Nell'isola dimorò per molto tempo la cantante lirica Adelaide Malanotte, amante del Lechi, meravigliosa interprete delle opere del Rossini. Nel 1837 il conte cedette l'isola al fratello Teodoro, ex generale dell'esercito napoleonico, il quale fece aggiungere al complesso le terrazze sul fronte della casa.
Nel 1860 l'isola fu espropriata dallo Stato per costruirvi una fortezza militare, ma il progetto venne in seguito abbandonato e nel 1870 l'isola arrivò nelle mani del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Lui e la moglie, l'arciduchessa russa Maria Annenkoff, si dedicarono alla progettazione ed alla realizzazione del parco, con la costruzione di muri di contenimento verso il lago e il trasporto di terra fertile in cui vennero impiantate essenze autoctone. Prima della morte del duca, avvenuta nel 1893, concepirono insieme il progetto di un lussuoso palazzo da costruirsi al posto della vecchia casa Lechi. La villa, in stile neogotico-veneziano che ricorda il Palazzo ducale di Venezia, venne realizzata tra il 1894 e il 1901 su progetto dell'architetto genovese Luigi Rovelli. Il palazzo fu arricchito da terrazze sistemate a giardino all'italiana, con elaborati disegni di siepi e cespugli fioriti.
Alla morte dell'arciduchessa la proprietà passò alla figlia Anna Maria – in seguito sposa del principe romano Scipione Borghese – la quale ne fece la propria residenza e arricchì il parco con essenze esotiche. Nel 1927 alla morte del principe, l'isola passò in eredità alla figlia Livia, moglie del conte bolognese Alessandro Cavazza. I suoi pronipoti, che ancora oggi la abitano continuando ad occuparsi del parco e della conservazione del palazzo, dal 2002 hanno aperto l'isola alle visite turistiche.

Per informazioni: historicalegio@gmail.com

lunedì 13 giugno 2016

1 Pulizia con l'acido ossalico: riportare alla luce scritte,disegni e colori ricoperti da ruggine:

LINEE GUIDA PER LA PULIZIA DEI REPERTI CON L'ACIDO OSSALICO


Questa breve guida si propone di essere un piccolo aiuto nelle operazioni di pulizia con l'uso dell'acido ossalico dei reperti che vengono rinvenuti con maggiore frequenza sui luoghi di battaglia.


PULIZIA CON ACIDO OSSALICO


Quando utilizzare l'acido ossalico

L'acido ossalico è adatto per la pulizia di:
- Oggetti che presentano vernice sotto lo strato superficiale di ruggine.
- Foderi di baionette.
- scatolette alimentari con evidente litografia sottostante.
- posate zincate.
- scatolette si grasso o altro con evidente litografia sottostante.
- alcune tipologie di bombe a mano.
- oggetti stagnati o zincati come gavette, bicchieri, gavettini, borracce, contenitori
- elmetti
- alcuni bicchieri shrapnell solo nei casi di ottima conservazione del bicchiere (parete liscia, ruggine superficiale, tracce evidenti di vernice sottostante)
- attrezzi da lavoro verniciati quali badiletti, gravine, gravinette, pale e badili. Anche in questo caso è fondamentale l'ottima consrvazione iniziale dell'oggetto da trattare.

















L'acido ossalico non è adatto per pulire:
- pezzi di ferro
- armi
- oggetti smaltati (esempio smalti austriaci del periodo inerente alla Prima Guerra Mondiale)
- baionette
- alcune tipologie di bombe a mano
- reperti che non presentavano al suo tempo vernice, zincatura o litografia.
Questo non significa che l'oggetto non verrà pulito, ma secondo il mio parere in questi oggetti è più proficuo e meno dispendioso agire con altri interventi di tipo meccanico (spazzole), chimico (acidi più aggressivi o aceto) oppure con processi elettrolitici (elettrolisi).
In alcuni casi, su queste tipologie di oggetti, si potrebbe utilizzare in un primo momento l'acido ossalico  per rimuovere la ruggine superficiale e poi intervenire meccanicamente, ma potrebbe rivelarsi uno spreco di acido e di soldi.



PRECAUZIONI E STRUMENTI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE:

- mascherina protettiva per le vie respiratorie in modo tale da evitare l'inalazione dei vapori nocivi sprigionati dalla soluzione ossalico/acqua calda ed evitare seri danni renali.
- guanti di gomma: anche se l'ossalico non è fortemente aggressivo per la pelle, è pur sempre un acido,quindi è consigliato usare sempre i guanti in gomma.
- occhiali protettivi: obbligatori quando si maneggia l'ossalico, dato che anche un piccolo spruzzo accidentale può causare seri danni oculari!!!



PROCEDURA DI PULIZIA

- Effettuare una prima pulizia al fine di togliere il terriccio, utilizzando acqua corrente e pennello/spazzolino;
- Al fine di ottenere un risultato finale ottimale, consiglio di immergere il pezzo da trattare in acqua per almeno 3 giorni in modo tale da ammorbidire la ruggine superficiale e rimuovere gli eventuali residui di terra. Ogni giorno bisogna spazzolare l'oggetto energeticamente per rimuovere la ruggine ammorbidita, e cosi via per almeno 3 giorni ;
- Una volta terminata questa fase preparatoria,asciugare l'oggetto prima di immergerlo nella soluzione acqua/ossalico ;
- Successivamente prendere una bacinella e riempirla con acqua calda ;
- Versare al suo interno l' ACIDO OSSALICO ( un cucchiaio da cucina per 1 litro d'acqua circa) ;
- Lasciare in amollo il pezzo ;
- Ogni 30-60 minuti estrarre il reperto e pulirlo con uno spazzolino o pennello (con setole morbide) sotto acqua corrente ;
- Se non ancora sufficente ad ottenere un risultato soddisfacente, ripetere le operazioni di immersione ricordandosi di rimettere acqua calda e acido ad ogni nuova immersione ;
- Quando l'acqua diventa di colore giallo verdognolo, significa che l'acido ossalico è esausto e non è più in grado di reagire con l'ossido. 
Lasciare l'oggetto in immersione ora è molto rischioso perchè l'acido tende a depositarsi e formare una sgradevole patina giallastra difficile da togliere poi. 
Arrivati a questo punto, bisogna quindi estrarre l'oggetto, solita spazzolatina leggera e se non si è ancora soddisfatti,ritenendo che la ruggine possa ancora celare qualcosa, ripetere il ciclo creando una nuova soluzione d'acqua e ossalico ;
- Preparare una soluzione basica di acqua e bicarbonato (1 cucchiaio da minestra per litro d'acqua) e immergere il reperto per almeno 15 minuti. Cosi facendo si blocca l'azione acida dell'ossalico e si eviterà la formazione di patine da deposito ;
- Una volta pulito lasciare asciugare  all'aria aperta il reperto;


TRATTAMENTO CONSERVATIVO

Una volta asciugato l'oggetto è obbligatorio trattare il reperto con prodotti antiruggine o di rivestimento/protezione per i seguenti motivi:
- risaltare i colori resi opachi dall'acido ossalico
- proteggere il reperto da ossidazioni future

Prodotti molto validi ed economici possono essere:
- vernice trasparente spray: Si può trovare in ferramenta o nei colorifici in bomboletta spray in forma acrilica o sintetica. Esiste sia opaca che lucida (in questo caso per risaltare alla perfezione i disegni delle scatolette alimentari, ma troppo brillante per bombe a mano od elmetti (per i quali consiglio la vernice opaca). Essa riveste completamente l'oggetto creando un film protettivo che non permette all'ossigeno di penetrare e quindi di ossidare. Applicare in modo omogeneo evitando ristagni e lasciare asciugare.
- lacca per capelli: valida sostituta della vernice trasparente spray, adatta soprattutto per le scatolette alimentari.
- olio di vaselina: applicare a pennello sul reperto e lasciare asciugare. Risalta bene il colore lasciando il giusto grado di opaco.
- cera d'api o cera microcristallina.
- olii antiruggine: da usare in caso di scarso risultato con acido ossalico (olio per armi da fuoco, Owatrol, ecc).


venerdì 29 aprile 2016

0 ESCURSIONE: - Parigi - Musée de l'Armé, Musée de la Marine, Musée de l'air - 10,11,12 Maggio 2016 -

PARIGI

Musée de l'Armé, Musée de la Marine, Musée de l'air

10,11,12 Maggio 2016

Escursione di 3 giornate a Parigi nelle date del 10,11,12 Maggio 2016 per visitare questi tre meravigliosi musei, sicuramente tra i più importanti al mondo.
  • Musée de l'Armé:


    Il Museo dell'Esercito, nel cuore dell'Hôtel National des Invalides, è all'incrocio di molte aree emblematiche e tematiche.
    Il Museo dell'Esercito è nato nel 1905 dalla fusione del Museo dell'Artiglieria con il Museo storico dell'Esercito. Il Museo storico dell'Esercito fu fondato nel 1896 da una società, La Sabretache, il cui presidente, il pittore Edouard Detaille, desiderava costituire, a partire dalle sue collezioni personali, un museo militare nazionale sul modello delle sale retrospettive dell'Esposizione universale di Parigi del 1889.
    Tra le collezioni più prestigiose del museo possiamo citare le armi e armature antiche (la 3° per importanza al mondo), i piccoli modelli di artiglieria (unica al mondo) e un insieme eccezionale di pezzi del XIX secolo relativi a Napoleone I e ai marescialli dell'Impero.
    Il Museo dell'Esercito si colloca tra i più grandi musei di arte e di storia militare al mondo. La sua posizione nel cuore di un monumento a vocazione militare come l'Hotel National des Invalides gli conferisce un carattere eccezionale. Sono rari i musei militari che presentano una tale diversità di opere e coprono periodo cronologici così ampi.
    Riunisce un insieme di spazi che si dividono tra monumenti architettonici e sezioni tematiche e cronologiche. Nel complesso sono 7 le aree principali che costituiscono il museo:
    • Cortile d'onore e collezioni di artiglieria.
    • Dipartimento antico, armature, e armi antiche XIII - XVII secolo.
    • Dipartimento moderno, da Luigi XIV a Napoleone III 1643 - 1870.
    • I Reparti Insoliti
    • Il Dôme des Invalides, tomba di Napoleone I.
    • Dipartimento contemporaneo, le due Guerre mondiali 1871-1945.
    • Memoriale Charles de Gaulle.
    • Cattedrale San Luigi degli Invalides.
    Rilevante le esposizioni dedicate al I e II conflitto mondiale e la tomba di Napoleone I. 

  •  Musée de l'air: 
Il Museo dell'aria e dello spazio, in francese Musée de l'Air et de l'Espace, è un importante museo aeronautico francese, uno tra i più grandi al mondo. Il museo, inaugurato nel 1919, occupa una parte dell'aeroporto di Parigi-Le Bourget e custodisce una straordinaria raccolta composta da quasi 20 mila pezzi, tra cui circa 150 aerei che hanno fatto la storia del trasporto aereo e diverse mongolfiere dei secoli scorsi. I visitatori possono ammirare, oltre ad un Boeing 747 visitabile, anche due modelli di Concorde: “prototype 001” e “Sierra Delta”. La collezione comprende anche un medaglione in bronzo dorato dei fratelli Montgolfier realizzato nel 1783 da Jean-Antoine Houdon, e tanti altri oggetti legati alla storia del volo, civile e militare.

  •  Musée de la Marine: 
il Museo nazionale della Marina è, insieme a quello di San Pietroburgo, uno dei più antichi musei marittimi del mondo. Proveniente da una collezione di modellini navali offerti nel 1748 al re Luigi XV, il museo affronta oggi l'insieme dei temi legati al mare attraverso esposizioni permanenti e temporanee che spaziano su temi quantomai vari da Giulio Verne alle navi giocattolo e ai pirati.
Il Museo marittimo offre ai visitatori una grande varietà di elementi presenti nelle sue collezioni, dai modellini e dalle riproduzioni antiche ai quadri, dalle pitture alle sculture passando per le costruzioni navali di legno o ancora l'evoluzione delle tecniche navali della seconda metà del XIX secolo.

  Il tesoro artistico custodito dal museo rievoca un mondo lontano popolato da figure leggendarie e grandi avventurieri e fa rivivere la passione degli inventori e dei costruttori d'un tempo.
Parallelamente all'arricchimento delle sue collezioni il museo organizza in Francia e all'estero numerose esposizioni ed eventi finalizzati a divulgare ad un pubblico sempre più vasto le avventure dei cinque mari: guerre, commerci, esplorazioni scientifiche, pesca, crociere, ecc. ecc.
Presente a Parigi presso il Palais de Chaillot, e nel resto della Francia sul litorale atlantico e su quello mediterraneo, il museo nazionale della Marina forma un circuito di sette stabilimenti.

Per la sua grandezza e per la ricchezza delle sue collezioni, il Museo della Marina di Parigi è uno dei grandi musei marittimi europei insieme a quelli di Greenwich, Barcellona e Amsterdam.
Il museo svolge, inoltre, un importante ruolo nel campo della ricerca sulla storia marittima.


mercoledì 27 aprile 2016

0 ESCURSIONE: Sacrario REDIPUGLIA, Colle Sant'Elia e museo

Sacrario di REDIPUGLIA, Colle Sant'Elia, museo.


Redipuglia (GO), dallo sloveno "sredij polije" ovvero "terra di mezzo" è il più grande Sacrario Militare Italiano, dedicato ai caduti della Grande Guerra.
Venne realizzato sulle pendici "insanguinate" del Colle Sei Busi su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, inaugurato il 18 settembre 1938, contiene le spoglie di
100.187 soldati caduti nelle zone circostanti, in parte già sepolti inizialmente sull'antistante Colle di Sant'Elia.
Voluto dal regime fascista, il sacrario voleva celebrare il sacrificio dei caduti nonché dare una degna sepoltura a coloro che non avevano trovato spazio nel cimitero degli Invitti. La struttura è composta da tre livelli e rappresenta simbolicamente l'esercito che scende dal cielo, alla guida del proprio comandante, per percorrere la Via Eroica. In cima, tre croci richiamano l'immagine del Monte Golgota e la crocifissione di Cristo.

 

Parcheggiata l'automobile sul piazzale di fronte al Sacrario, la visita inizia dopo aver superato la catena del cacciatorpediniere "Grado", una nave austro-ungarica divenuta italiana dopo la fine della guerra. Camminando verso le tombe si percorre la "Via Eroica", ovvero una strada lastricata in pietra delimitata da 38 targhe in bronzo che indicano i nomi delle località carsiche contese durante la Grande Guerra.

Terminato questo suggestivo percorso, si arriva alle maestose tombe dei generali, tra le quali spicca quella del comandante della Terza Armata, Emanuele Filiberto Duca d'Aosta che aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Redipuglia. Il sepolcro è formato da un blocco di marmo rosso della Val Camonica dal peso di 75 tonnellate. Al suo fianco si trovano invece le tombe in granito di cinque generali: Antonio Chinotto, Tommaso Monti, Giovanni Prelli, Giuseppe Paolini e Fulvio Riccieri. 



Alle spalle si elevano i 22 gradoni (alti 2,5 metri e larghi 12) che, in ordine alfabetico, custodiscono le spoglie dei 39857 soldati identificati. Ogni loculo è sormontato dalla scritta "Presente" e sono raggiungibili grazie alle scalinate laterali che conducono in cima. Al centro del primo gradone si trova l'unica donna sepolta, una crocerossina di nome Margherita Kaiser Parodi Orlando, mentre sul ventiduesimo si trovano i resti di 72 marinai e 56 uomini della Guardia di Finanza.
Arrivati al termine della scalinata e dei gradoni, due grandi tombe coperte da lastre di bronzo custodiscono i resti di oltre 60 mila soldati ignoti. Oltrepassate si arriva in cima al sacrario dove la visita può continuare visitando la piccola cappella che custodisce la "Deposizione" e le formelle della Via Crucis dello scultore Castiglioni. Sopra a questa struttura religiosa si trovano le tre croci in bronzo.
 

 
 Nella parte posteriore dell'ultimo gradone sono state allestite due salette museali: all'interno si trovano le fotografie del primo Sacrario di Redipuglia, i documenti, i reperti bellici ed i dipinti di Ciotti che adornavano la prima Tomba del Duca D'Aosta, posta originariamente nella cappelletta in cima al Colle Sant'Elia. Sul pianoro, a Quota 89, si trova l'Osservatorio e un plastico del territorio che evidenzia la linea di confine all'alba del 24 ottobre 1917, il giorno della Dodicesima Battaglia dell'Isonzo.

 Il grande mausoleo venne realizzato di fronte al primo Cimitero di Guerra dell III^ Armata sul Colle Sant'Elia che oggi è una sorta di museo all'aperto noto come Parco della Rimembranza.
Lungo il viale adornato da alti cipressi, segnano il cammino cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario.

Sulla sommità del colle un frammento di colonna romana, proveniente dagli scavi di Aquileia, celebra la memoria dei caduti di tutte le guerre, "senza distinzione di tempi e di fortune".














  











 


















INFORMAZIONI
Via III Armata
I-34070 Fogliano Redipuglia (GO)
Tel. +39 0481 489024

martedì 9 settembre 2014

0 ESCURSIONE: SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA, visita guidata al museo.

Visita al museo di San Martino della Battaglia che conserva all'interno cimeli e documenti della battaglia della seconda guerra di indipendenza (24 giugno 1859), in cui le forze del Regno di Sardegna, guidate da Vittorio Emanuele II, alleate con i francesi di Napoleone III, sconfissero gli Austriaci dell'Imperatore Francesco Giuseppe.

per informazioni: info@historicalegio.com

lunedì 16 giugno 2014

0 La conquista di Monte Nero

- La conquista di Monte Nero: 15-16 giugno 1915 -


"[Sulla conquista del Monte Nero] ....Quando qui si parla di questo splendido attacco che nella nostra storia della guerra viene annoverato senza restrizioni come un successo del nemico, ognuno aggiunge subito: Giù il cappello davanti agli alpini: questo è stato un colpo da maestro".
- Alice Schalek (1874 — 1956) - cronista di guerra austriaca
(da Am Isonzo: März bis Juli 1916, Vienna, Seidel u. Sohn, 1916, p.225)

Vedetta in trincea sul Monte Nero

 
La conquista del Monte Nero: un’ impresa che destò l’ammirazione anche del nemico.Con la conquista del monte Nero nel giugno del 1915, le nostre truppe da montagna diedero al Paese il primo importante successo di guerra, compiendo una mirabile impresa, che destò profonda ammirazione anche nel nemico.

Il nome del monte Nero (Krn) ebbe una singolare origine: esso non aveva nessun riferimento nella toponomastica locale ma fu creato dalla banale distrazione di un cartografo che tradusse erroneamente in italiano il nome sloveno “Krn” con “ Crn” che significa nero.
Nella prima metà del giugno 1915, la zona del Monte Nero era caratterizzata da una viva attività dei nostri reparti alpini che comportò la cessazione dei tentativi d’attacco da parte avversaria.
Questo indizio di una riconosciuta superiorità italiana in quel settore indusse il generale Etna a pensare che fosse giunto il momento di attaccare il Monte Nero,la cui espugnazione, già prevista nel progetto tattico iniziale, sarebbe servita ad aggirare la testa di ponte di Tolmino e a raggiungere la linea dell’Isonzo.
Il piano prevedeva la conquista della cima mediante un attacco che sarebbe stato sferrato da due lati: dalle creste del Vrata e dal Kozliak.
Nella notte, tra il 15 e il 16 giugno 1915, la 35a compagnia alpini (battaglione Susa), al comando del capitano Vittorio Varese, superate le difficoltà opposte dal ripido pendio gelato, irruppe di sorpresa dalle nostre posizioni del Vrata nel trincerone avversario di quota 2138 e,
dopo un furioso combattimento, costrinse i difensori (circa 200 con 12 ufficiali) ad arrendersi. Con pari slancio,nonostante il violento fuoco di reazione del nemico,continuò l’avanzata e riuscì, dopo aspra lotta,ad espugnare la quota 2133.
Contemporaneamente gli uomini dell’84a compagnia (battaglione Exilles), al comando del capitano Vincenzo Albarello – preceduto dagli esploratori al comando del valoroso sottotenente Alberto Picco, che pagò con la vita la gloriosa conquista - con le scarpe fasciate e ognuno sulle spalle un sacchetto di terra mossero dal Kozliak, verso la
vetta del monte Nero (m.2245). Appena giunti in Cima del Monte Nero
vista delle prime linee avversarie, gli alpini si lanciarono all’assalto travolgendo i difensori e dopo un’aspra lotta corpo a corpo conquistano la posizione sulla vetta .

Le bandiere di guerra dei Battaglioni Alpini “Exillis” e “Susa” per l’impresa furono decorate della medaglia d’argento con la seguente motivazione:

“I BATTAGLIONI EXILLIS E SUSA CON MIRABILE ARDIMENTO,
CON ABNEGAZIONE E TENACIA, SUPERANDO DIFFICOLTA’ RITENUTE INSORMONTABILI, DOPO LOTTA ACCANITA E CRUENTA, SLOGGIARONO, DI SORPRESA IL NEMICO DA MONTE NERO,
CHE ASSICURARONO ALLE ARMI (15–16 GIUGNO 1915 – BOLL. UFF., ANNO 1916,DISP. 66A)
Monte Nero:comando di una compagnia di Alpini


Per questa magnifica azione il capitano Albarello fu insignito dell’Ordine militare di Savoia ed il Capitano Varese della Medaglia d’oro al Valor militare.
Entrambi, più tardi, caddero per la Patria ma, purtroppo non nel modo che avevano sognato: il capitano Albarello perì travolto da una valanga
in Carnia, nell’aprile del 1917; il capitano Varese, invece morì di malattia nel novembre dello stesso anno.




(fonte: www.caicividale.it)

0 La conquista di Col Moschin

- LA BATTAGLIA DEL COL MOSCHIN -

Il IX Reparto d'Assalto, agli ordini del Maggiore Messe, faceva parte, come reparto non indivisionato, del IX° Corpo d'Armata della 4.Armata, la cui linea di difesa sul versante occidentale del Monte Grappa venne sfondata dall'offesiva austriaca del 15 giugno 1918. A mezzogiorno le colonne austriache avevano occupato, infatti, la posizione avanzata di Col del Miglio, poi Col Moschin, Col Fenilon e Col Fagheron, capisaldi della linea di resistenza italiana.
La situazione era gravissima perchè gli austriaci quasi si affacciavano sulla pianura veneta.
Le artiglierie della contigua 6. Armata e quelle del IX Corpo aprirono un formidabile fuoco di sbarramento sulle posizioni perdute, impedendo l'afflusso di rincalzi e rifornimenti austriaci.
Il IX Reparto d'Assalto, messo in movimento al primo sentore dei successi austriaci, sferrò l'assalto al Col Fagheron, riconquistando di slancio la posizione nel pomeriggio del 15 giugno. Alle 22, dopo un tiro di preparazione di un'ora e mezzo, gli arditi balzarono all'attacco del Col Fenilon, raggiunto e conquistato con un centinaio di prigionieri. Sfruttando il fuoco energico dell'artiglieria italiana e lo sconcerto degli austriaci, il IX Reparto proseguì e all'alba occupò anche il Col Moschin prendendo prigionieri e mitragliatrici.

Il Bollettino del Comando Supremo:
"Con meraviglioso slancio il IX° Reparto d'Assalto ha in dieci minuti riconquistato Col Moschin catturando oltre 400 prigionieri con 25 ufficiali e numerose mitragliatrici".
Nel volgere di 24 ore, la vitale linea di resistenza sul versante occidentale del Grappa era stata perduta dal IX Corpo d'Armata e riconquistata dagli arditi del IX reparto d'Assalto.
Pochi giorni dopo, il 24 giugno, il IX reparto fu lanciato all'assalto dell'Asolone, contro posizioni ben presidiate e protette da un intenso fuoco di artiglieria. A prezzo di forti perdite, il IX reparto riuscì tuttavia ad arrivare sulla vetta dell'Asolone cacciandone gli austriaci, ma non riuscì a resistere al fuoco di artiglieria ed ai contrattacchi e dovette cedere il terreno conquistato. Nel combattimenti perse 19 ufficiali e 305 arditi, quasi la metà della sua forza.


In quell'azione perse la vita Ciro Scianna, l'Ardito d'Italia, che, alfiere del suo reparto, venne falciato davanti a tutti quando aveva già superato le trincee nemiche. Alla memoria gli venne concessa la medaglia d'oro con la seguente motivazione: "Soldato di altissimo ardimento, in aspra battaglia, sotto un micidialissimo tiro di fucileria e mitragliatrici nemiche e fra tragiche lotte corpo a corpo, portava con irresistibile slancio lo stendardo del battaglione d’assalto alla testa delle ondate, infiammando i compagni entusiasti del suo coraggio. Sulla vetta raggiunta, colpito in pieno petto, cadeva nell’impeto della sua superba audacia, dando al tricolore l’ultimo bacio ed alla Patria l’ultimo pensiero col grido: Viva l’Italia !. Monte Asolone, 24 giugno 1918".




(Tratto dalla pagina facebook: "Arditi della Grande Guerra")


 

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