L'Isola di Garda
9 aprile 2017: in barca alla scoperta dell'isola
L'isola di Garda,
originariamente Monastero Longobardo connesso a Brescia, della Regina
Ansa,era detta anche Schwaben, conosciuta anche come isola
di Svevia di Federico
I Hohenstaufen detto Barbarossa , poi Borghese o
isola dei Frati, è la più grande isola del lago
omonimo.
Storia dell'Isola di Garda
L'isola fu abitata
sin dall'epoca
romana, quando era conosciuta come Insula
Cranie.
Ciò è provato dal rinvenimento di numerose lapidi gallico-romane
(ora conservate al museo
romano di Brescia) e da resti di templi votivi.
Abbandonata nei
secoli di decadenza
dell'Impero Romano, per lungo tempo l'isola fu rifugio dei
pirati, che assaltavano le imbarcazioni che percorrevano le rotte del
lago di Garda.
Nell'879
viene per la prima volta menzionata in un decreto di Carlomanno
di Baviera, che documenta la donazione dell'isola ai frati
di San Zeno di Verona.
Non si sa per quanto
tempo l'isola rimase proprietà dei monaci, in quanto la successiva
notizia la vede facente parte, intorno al 1180,
del feudo concesso dall'imperatore Federico
Barbarossa agli avi di Biemino
da Manerba.
Nel 1220
san
Francesco d'Assisi, di ritorno da un viaggio in oriente, giunse a
visitare l'isola e, reputandola luogo ideale per una comunità di
frati, grazie al suo carisma convinse il proprietario Biemino da
Manerba a donargli l'area scogliosa della parte settentrionale, ove
venne realizzato un piccolo romitorio.
Nel 1227
l'eremo accolse sant'Antonio
di Padova e nel 1304,
secondo la tradizione, avrebbe ospitato anche Dante
Alighieri, che avrebbe ricordato il luogo nella Divina
commedia
con i versi:
|
« Loco
è nel mezzo là dove 'l trentino pastore e quel di Brescia e 'l veronese segnar poria, s'e' fesse quel cammino » |
Nel 1429
vi giunse san
Bernardino da Siena, che in veste di vicario
generale dell'ordine francescano fece trasformare il romitorio in un
vero e proprio monastero, mettendo egli stesso mano al progetto per
la chiesa, il chiostro, le celle e i giardini.
L'isola divenne un
importante centro ecclesiastico di meditazione e ospitò illustri
personaggi religiosi, tra cui il vice-generale dell'Ordine
francescano padre Francesco Licheto, che a partire dal 1470 vi
istituì una scuola di teologia e filosofia.
La morte di padre
Francesco segnò tuttavia l'inizio della decadenza della comunità
religiosa dell'isola. Dal 1685 al 1697 il convento ospitava solo i
frati novizi in ritiro e, nel 1798,
l'oramai vetusto monastero venne definitivamente soppresso da
Napoleone
Bonaparte.
Dopo essere passata
al demanio, la proprietà cambiò negli anni successivi molti
padroni, per giungere nel 1817
nelle mani del conte Luigi Lechi di Brescia,
che fece costruire una residenza sulle rovine del monastero e eseguì
importanti opere di restauro e costruzione, tra le quali il
porticciolo, costruito nel 1830
su progetto dell'architetto Rodolfo Vantini. Nell'isola dimorò per
molto tempo la cantante lirica Adelaide
Malanotte, amante del Lechi, meravigliosa
interprete delle opere del Rossini. Nel 1837
il conte cedette l'isola al fratello Teodoro,
ex generale dell'esercito napoleonico, il quale fece aggiungere al
complesso le terrazze sul fronte della casa.
Nel 1860
l'isola fu espropriata dallo Stato per costruirvi una fortezza
militare, ma il progetto venne in seguito abbandonato e nel 1870
l'isola arrivò nelle mani del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Lui
e la moglie, l'arciduchessa russa Maria Annenkoff, si dedicarono alla
progettazione ed alla realizzazione del parco, con la costruzione di
muri di contenimento verso il lago e il trasporto di terra fertile in
cui vennero impiantate essenze autoctone. Prima della morte del duca,
avvenuta nel 1893,
concepirono insieme il progetto di un lussuoso palazzo da costruirsi
al posto della vecchia casa Lechi. La villa, in stile
neogotico-veneziano
che ricorda il Palazzo ducale di Venezia, venne realizzata tra il
1894
e il 1901
su progetto dell'architetto genovese Luigi
Rovelli. Il palazzo fu arricchito da terrazze
sistemate a giardino
all'italiana, con elaborati disegni di siepi e
cespugli fioriti.
Alla morte
dell'arciduchessa la proprietà passò alla figlia Anna Maria – in
seguito sposa del principe romano Scipione
Borghese – la quale ne fece la propria residenza
e arricchì il parco con essenze esotiche. Nel 1927
alla morte del principe, l'isola passò in eredità alla figlia
Livia, moglie del conte bolognese Alessandro Cavazza. I suoi
pronipoti, che ancora oggi la abitano continuando ad occuparsi del
parco e della conservazione del palazzo, dal 2002 hanno aperto
l'isola alle visite turistiche.
Per informazioni: historicalegio@gmail.com










