mercoledì 6 marzo 2013

0 Il Vate, i motti D'Annunziani

Alla voce “motto”, nel dizionario della lingua italiana si trova scritto:”parola e frase nella quale è
compendiato, con valore esemplare e imperativo,l'assunto di una persona o di una
comunità”. I motti dannunziani divennero espressione di un'intera comunità per il
primo ventennio del novecento. Ben venga questa diffusione di pensieri, questo
dolce profumo di cultura e poesia, il più delle volte ammuffite, rinchiuse
con le catene nelle cantine di questo balzano momento storico che nobilita più macchiette sociali (i criminali, i tronisti, le veline, i bulli) e sembra dimenticarsi dei poeti,degli artisti, dei Grandi Uomini d'intelletto e di grande animo. 
Ebbene D'annunzio era uno del Grandi Uomini, che il secolo appena morto ci ha lasciato.
Purtroppo su D'annunzio e sui dannunziani, non mi è noto per quale grottesco e stolto bignamino, aleggia da sempre un'ombra sbagliata ed ingiusta per la Sua memoria e per la nostra cultura. 
Si è costantemente affinato il pensiero del Vate con il fascismo, D'annunzio con il Duce. Una
porcata pazzesco! Una blasfemia culturale! 
Lo stile di vita ideale, concepito dal duce, il Vate in realtà l'aveva sempre disprezzato con tutta l'anima. 
Egli aveva sognato di rinnovare l'Italia, di combattere il parlamentarismo corrotto e la
democrazia rinunciataria. Aveva sognato (“l'immaginazione al potere”) di fondere
una nuova Babilonia della cultura e delle arti: Fiume. Fiume, la città di Vità,
governata per 15 mitici mesi da un poeta (non un vampiro politicunzolo, un burocrate, un mafioso, uno sciacallo), un poeta che ogni giorno proclamava gli ideali di giustizia e libertà, che voleva creare una città sede e capitale di tutte le arti, dotata di un immenso teatro aperto atutti, in cui la musica era
la protagonista, che sognava una crociata in favore delle nazioni povere contro quelle usurpatrici.
“Ecco soli, soli contro tutti col nostro solitario coraggio” commentò amaramente D'annunzio alla fine della sua avventura di governatore-poeta. E fu proprio il Duce (e Giolitti a fare da burattinaio) a
lasciare solo ed abbandonato il Poeta. Già con la marcia di Roma, partì l'operazione d svalorizzare D'Annunzio, “i giovani invecchiano presto cantando Giovinezza”, disse ironicamente vedendo marciare Mussolini alla testa dei giovani “di anni e di spirito”.
Dunque nessuna vergona nell'urlare "eja eja eja alala" (contro l'immobilismo delle idee, il mercificatismo odierno, il servilismo da facchini ai due mostri che da due secoli opprimono l'uomo marxismo e capitalismo), perchè in quel motto, in quella provocazione, non c'è niente di
fascismo, nessuna logica dittatoriale ma solo (solo?) energia, spirito (come ne abbiamo bisogno di spirito), un soffio di vita, eccitazione alla stato puro.
“La passione in tutto. Desidero le cose più lievi, come le più grandi. Non ho mai tregua”. 
D'annunzio rappresenta l'umanesimo puro: l'uomo principale protagonista,
non altri (il denaro, la classe ecc); il Vate come formatore della dignità
dell'uomo dignità di avere ideali, di amare il bello, dipensare, di amare, di soffrire, di combattere, di piangere, di vivere!Questo era D'annuzio. 
Questo dovrebbe essere un Uomo, dominato dalle sue azioni e passioni, non dagli oppiacei, dalle droghe che da quasi un secolo civedono manichini sterili, burattini, pinocchi, pupazzi manovrati ma
ideologie marxiste o capitaliste, dalla piazza rossa o dalla borsa di wall strett. 
PRIMA L'UOMO poi il resto! QUESTA è LA DIGNITA' DELLA PERSONA CHE HO A
CUORE E IN TESTA!

Augurissimi per il blog, un abbraccio fraterno!
Paolo

“et ventis adversis” anche con i venti contrari.

domenica 3 marzo 2013

0 Processo di Norimberga

Nel 1946 si chiude il processo di Norimberga: 21 gerarchi nazisti sono giudicati da un tribunale internazionale. In quest’occasione il mondo cambiava atteggiamento nei confronti dei crimini di Stato. Ma su quale base si scelsero solo quegli imputati? Perché solo in quell’occasione si è giunti ad un verdetto certo e definitivo? Ma soprattutto, i principi sanciti in quella sede, riescono a sopravvivere anche nel XXI secolo?
Al termine del secondo conflitto mondiale, che un processo contro i crimini e la sconfitta della Germania dovesse aver luogo, non era così scontato. Churchill era più favorevole alla fucilazione entro sei ore dall’individuazione e alla cattura dei criminali in modo da evitare battibecchi politici e lunghe indagini per un processo che si prospettava complesso, senza precedenti ma soprattutto senza poggiarsi su basi legali chiare, certe e prestabilite. Il primo problema a porsi fu chi doveva essere sottoposto a giudizio. Escludendo gli imputati più importanti (Hittler, Gobbels e Himmler) dovuto al loro suicidio, la scelta protese verso Goring (uno dei più alti funzionari rimasti in vita) e altri 20 considerati rappresentativi di responsabilità di più ampia portata. Proprio da questa scelta sorge un primo dubbio sulla coerenza e sull’interesse da parte delle nazioni vincitrici di voler giudicare indistintamente gli allora criminali di guerra. Ogniuno di noi è conoscenza che al di fuori della sopra citata lista, moltissimi altri “illustri” funzionari e ingegneri tedeschi, macchiatisi anche loro di crimini di guerra, si salvarono mettendosi alle dipendenze dei governi vincitori spesso e volentieri cedendo le loro conoscenze militari. Qiundi dov’è finito il giudizio Super Partes delle nazioni vincitrici?? Il secondo problema a porsi sull’istituzione del processo di Norimberga fu su quali basi si sarebbe dovuto reggere? Bisognava definire un impianto accusatorio e soprattutto stabilire uno standard internazionale di condotta. Le imputazioni quindi si fondarono inevitabilmente su leggi retroattive e su un radicato codice morale su cui l’opinione americana si identificava. Per formulare le accuse si definiscono nuove forme di reato: pianificare guerre d’aggressione, crimini contro la pace e contro l’umanità, genocidio sono reati che non sono mai stati contemplati dalla dottrina del diritto internazionale. In quella sede vengono delineati tali criteri per consentire alla legge di coprire le fattispecie dei delitti commessi dai nazisti. Un altro problema sorge per le nazioni vincitrici e secondo dubbio sorge a noi sul loro presunto interesse di istituire un giusto processo: equiparare una guerra d’aggressione a un crimine quando la stessa Unione Sovietica nel 1939 occupò deliberatamente la Polonia e parte della Finlandia non risulta poi tanto ‘giusto’. Ciò nonostante il pubblico ministero Jackson è deciso di far passare tutte le imputazioni: gli alleati occidentali ignorano l’evidenza dei crimini sovietici e collaborano con i Russi per un’ultima volta prima della Guerra Fredda. Allo stesso modo, quando la parte accusatoria si rende conto di non poter includere i bombardamenti tedeschi tra i capi d’accusa, pena l’essere essi stessi accusati di avere bombardato intere città è ucciso civili innocenti, l’incriminazione per ‘bombardamento’ viene cassata dai capi d’imputazione. A riprova dell’allora contraddizione da parte degli alleati dei capi d’accusa, solo nel 1977, con i Protocolli Aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra, viene sancito che il bombardamento indiscriminato di popolazioni e infrastrutture viola la legge sul diritto bellico. L’impianto accusatorio istituito per l’occasione ha una grande influenza sul successivo sviluppo della disciplina internazionale riguardante i crimini di stato: la Convenzione di Ginevra, i Protocolli Aggiuntivi e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo scaturiscono in parte dall’esperienza di Norimberga e dal desiderio della comunità internazionale di porre un limite netto a ciò che è legalmente ammissibile nel teatro dei conflitti internazionali. Purtroppo in troppi casi successivi a Norimberga i responsabili di guerre d’aggressione o feroci guerre civili sono rimasti totalmente impuniti. E sugli stessi precursori dei nuovi diritti internazionali sorgono dubbi sui loro principi di adozione. Si è fatto gran parlare di crimini di guerra durante il conflitto in Iraq del 2003 o la stessa lotta al terrorismo messa in atto dagli Stati Uniti. L’accusa suona come una beffa quando quasi 70 anni fa sono stati proprio gli Stati Uniti e Gran Bretagna a istituire un processo su larga scala per sottoporre a giudizio l’alto comando politico e militare del Terzo Reich. In realtà negli ultimi anni i principi stabiliti dalla Convenzione di Ginevra sono già stati ripetutamente violati da parte dei Paesi occidentali nel nome della “giustizia” e non sempre applicati forse in nome di un proprio interesse personale. Purtroppo di fronte ad una condotta simile è evidente temere che gli sforzi compiuti più di 60 anni fa a Norimberga per creare solide basi per garantire pace e giustizia nel mondo possano considerarsi anacronistici e non più efficaci.
 

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