Alla voce “motto”, nel dizionario della lingua italiana si trova scritto:”parola e frase nella quale è
compendiato, con valore esemplare e imperativo,l'assunto di una persona o di una
comunità”. I motti dannunziani divennero espressione di un'intera comunità per il
primo ventennio del novecento. Ben venga questa diffusione di pensieri, questo
dolce profumo di cultura e poesia, il più delle volte ammuffite, rinchiuse
con le catene nelle cantine di questo balzano momento storico che nobilita più macchiette sociali (i criminali, i tronisti, le veline, i bulli) e sembra dimenticarsi dei poeti,degli artisti, dei Grandi Uomini d'intelletto e di grande animo.
Ebbene D'annunzio era uno del Grandi Uomini, che il secolo appena morto ci ha lasciato.
Purtroppo su D'annunzio e sui dannunziani, non mi è noto per quale grottesco e stolto bignamino, aleggia da sempre un'ombra sbagliata ed ingiusta per la Sua memoria e per la nostra cultura.
Si è costantemente affinato il pensiero del Vate con il fascismo, D'annunzio con il Duce. Una
porcata pazzesco! Una blasfemia culturale!
porcata pazzesco! Una blasfemia culturale!
Lo stile di vita ideale, concepito dal duce, il Vate in realtà l'aveva sempre disprezzato con tutta l'anima.
Egli aveva sognato di rinnovare l'Italia, di combattere il parlamentarismo corrotto e la
democrazia rinunciataria. Aveva sognato (“l'immaginazione al potere”) di fondere
una nuova Babilonia della cultura e delle arti: Fiume. Fiume, la città di Vità,
governata per 15 mitici mesi da un poeta (non un vampiro politicunzolo, un burocrate, un mafioso, uno sciacallo), un poeta che ogni giorno proclamava gli ideali di giustizia e libertà, che voleva creare una città sede e capitale di tutte le arti, dotata di un immenso teatro aperto atutti, in cui la musica era
la protagonista, che sognava una crociata in favore delle nazioni povere contro quelle usurpatrici.
democrazia rinunciataria. Aveva sognato (“l'immaginazione al potere”) di fondere
una nuova Babilonia della cultura e delle arti: Fiume. Fiume, la città di Vità,
governata per 15 mitici mesi da un poeta (non un vampiro politicunzolo, un burocrate, un mafioso, uno sciacallo), un poeta che ogni giorno proclamava gli ideali di giustizia e libertà, che voleva creare una città sede e capitale di tutte le arti, dotata di un immenso teatro aperto atutti, in cui la musica era
la protagonista, che sognava una crociata in favore delle nazioni povere contro quelle usurpatrici.
“Ecco soli, soli contro tutti col nostro solitario coraggio” commentò amaramente D'annunzio alla fine della sua avventura di governatore-poeta. E fu proprio il Duce (e Giolitti a fare da burattinaio) a
lasciare solo ed abbandonato il Poeta. Già con la marcia di Roma, partì l'operazione d svalorizzare D'Annunzio, “i giovani invecchiano presto cantando Giovinezza”, disse ironicamente vedendo marciare Mussolini alla testa dei giovani “di anni e di spirito”.
lasciare solo ed abbandonato il Poeta. Già con la marcia di Roma, partì l'operazione d svalorizzare D'Annunzio, “i giovani invecchiano presto cantando Giovinezza”, disse ironicamente vedendo marciare Mussolini alla testa dei giovani “di anni e di spirito”.
Dunque nessuna vergona nell'urlare "eja eja eja alala" (contro l'immobilismo delle idee, il mercificatismo odierno, il servilismo da facchini ai due mostri che da due secoli opprimono l'uomo marxismo e capitalismo), perchè in quel motto, in quella provocazione, non c'è niente di
fascismo, nessuna logica dittatoriale ma solo (solo?) energia, spirito (come ne abbiamo bisogno di spirito), un soffio di vita, eccitazione alla stato puro.
fascismo, nessuna logica dittatoriale ma solo (solo?) energia, spirito (come ne abbiamo bisogno di spirito), un soffio di vita, eccitazione alla stato puro.
“La passione in tutto. Desidero le cose più lievi, come le più grandi. Non ho mai tregua”.
D'annunzio rappresenta l'umanesimo puro: l'uomo principale protagonista,
non altri (il denaro, la classe ecc); il Vate come formatore della dignità
dell'uomo dignità di avere ideali, di amare il bello, dipensare, di amare, di soffrire, di combattere, di piangere, di vivere!Questo era D'annuzio.
non altri (il denaro, la classe ecc); il Vate come formatore della dignità
dell'uomo dignità di avere ideali, di amare il bello, dipensare, di amare, di soffrire, di combattere, di piangere, di vivere!Questo era D'annuzio.
Questo dovrebbe essere un Uomo, dominato dalle sue azioni e passioni, non dagli oppiacei, dalle droghe che da quasi un secolo civedono manichini sterili, burattini, pinocchi, pupazzi manovrati ma
ideologie marxiste o capitaliste, dalla piazza rossa o dalla borsa di wall strett.
ideologie marxiste o capitaliste, dalla piazza rossa o dalla borsa di wall strett.
PRIMA L'UOMO poi il resto! QUESTA è LA DIGNITA' DELLA PERSONA CHE HO A
CUORE E IN TESTA!
Augurissimi per il blog, un abbraccio fraterno!
Paolo
“et ventis adversis” anche con i venti contrari.
CUORE E IN TESTA!
Augurissimi per il blog, un abbraccio fraterno!
Paolo
“et ventis adversis” anche con i venti contrari.

