martedì 9 settembre 2014

0 ESCURSIONE: SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA, visita guidata al museo.

Visita al museo di San Martino della Battaglia che conserva all'interno cimeli e documenti della battaglia della seconda guerra di indipendenza (24 giugno 1859), in cui le forze del Regno di Sardegna, guidate da Vittorio Emanuele II, alleate con i francesi di Napoleone III, sconfissero gli Austriaci dell'Imperatore Francesco Giuseppe.

per informazioni: info@historicalegio.com

lunedì 16 giugno 2014

0 La conquista di Monte Nero

- La conquista di Monte Nero: 15-16 giugno 1915 -


"[Sulla conquista del Monte Nero] ....Quando qui si parla di questo splendido attacco che nella nostra storia della guerra viene annoverato senza restrizioni come un successo del nemico, ognuno aggiunge subito: Giù il cappello davanti agli alpini: questo è stato un colpo da maestro".
- Alice Schalek (1874 — 1956) - cronista di guerra austriaca
(da Am Isonzo: März bis Juli 1916, Vienna, Seidel u. Sohn, 1916, p.225)

Vedetta in trincea sul Monte Nero

 
La conquista del Monte Nero: un’ impresa che destò l’ammirazione anche del nemico.Con la conquista del monte Nero nel giugno del 1915, le nostre truppe da montagna diedero al Paese il primo importante successo di guerra, compiendo una mirabile impresa, che destò profonda ammirazione anche nel nemico.

Il nome del monte Nero (Krn) ebbe una singolare origine: esso non aveva nessun riferimento nella toponomastica locale ma fu creato dalla banale distrazione di un cartografo che tradusse erroneamente in italiano il nome sloveno “Krn” con “ Crn” che significa nero.
Nella prima metà del giugno 1915, la zona del Monte Nero era caratterizzata da una viva attività dei nostri reparti alpini che comportò la cessazione dei tentativi d’attacco da parte avversaria.
Questo indizio di una riconosciuta superiorità italiana in quel settore indusse il generale Etna a pensare che fosse giunto il momento di attaccare il Monte Nero,la cui espugnazione, già prevista nel progetto tattico iniziale, sarebbe servita ad aggirare la testa di ponte di Tolmino e a raggiungere la linea dell’Isonzo.
Il piano prevedeva la conquista della cima mediante un attacco che sarebbe stato sferrato da due lati: dalle creste del Vrata e dal Kozliak.
Nella notte, tra il 15 e il 16 giugno 1915, la 35a compagnia alpini (battaglione Susa), al comando del capitano Vittorio Varese, superate le difficoltà opposte dal ripido pendio gelato, irruppe di sorpresa dalle nostre posizioni del Vrata nel trincerone avversario di quota 2138 e,
dopo un furioso combattimento, costrinse i difensori (circa 200 con 12 ufficiali) ad arrendersi. Con pari slancio,nonostante il violento fuoco di reazione del nemico,continuò l’avanzata e riuscì, dopo aspra lotta,ad espugnare la quota 2133.
Contemporaneamente gli uomini dell’84a compagnia (battaglione Exilles), al comando del capitano Vincenzo Albarello – preceduto dagli esploratori al comando del valoroso sottotenente Alberto Picco, che pagò con la vita la gloriosa conquista - con le scarpe fasciate e ognuno sulle spalle un sacchetto di terra mossero dal Kozliak, verso la
vetta del monte Nero (m.2245). Appena giunti in Cima del Monte Nero
vista delle prime linee avversarie, gli alpini si lanciarono all’assalto travolgendo i difensori e dopo un’aspra lotta corpo a corpo conquistano la posizione sulla vetta .

Le bandiere di guerra dei Battaglioni Alpini “Exillis” e “Susa” per l’impresa furono decorate della medaglia d’argento con la seguente motivazione:

“I BATTAGLIONI EXILLIS E SUSA CON MIRABILE ARDIMENTO,
CON ABNEGAZIONE E TENACIA, SUPERANDO DIFFICOLTA’ RITENUTE INSORMONTABILI, DOPO LOTTA ACCANITA E CRUENTA, SLOGGIARONO, DI SORPRESA IL NEMICO DA MONTE NERO,
CHE ASSICURARONO ALLE ARMI (15–16 GIUGNO 1915 – BOLL. UFF., ANNO 1916,DISP. 66A)
Monte Nero:comando di una compagnia di Alpini


Per questa magnifica azione il capitano Albarello fu insignito dell’Ordine militare di Savoia ed il Capitano Varese della Medaglia d’oro al Valor militare.
Entrambi, più tardi, caddero per la Patria ma, purtroppo non nel modo che avevano sognato: il capitano Albarello perì travolto da una valanga
in Carnia, nell’aprile del 1917; il capitano Varese, invece morì di malattia nel novembre dello stesso anno.




(fonte: www.caicividale.it)

0 La conquista di Col Moschin

- LA BATTAGLIA DEL COL MOSCHIN -

Il IX Reparto d'Assalto, agli ordini del Maggiore Messe, faceva parte, come reparto non indivisionato, del IX° Corpo d'Armata della 4.Armata, la cui linea di difesa sul versante occidentale del Monte Grappa venne sfondata dall'offesiva austriaca del 15 giugno 1918. A mezzogiorno le colonne austriache avevano occupato, infatti, la posizione avanzata di Col del Miglio, poi Col Moschin, Col Fenilon e Col Fagheron, capisaldi della linea di resistenza italiana.
La situazione era gravissima perchè gli austriaci quasi si affacciavano sulla pianura veneta.
Le artiglierie della contigua 6. Armata e quelle del IX Corpo aprirono un formidabile fuoco di sbarramento sulle posizioni perdute, impedendo l'afflusso di rincalzi e rifornimenti austriaci.
Il IX Reparto d'Assalto, messo in movimento al primo sentore dei successi austriaci, sferrò l'assalto al Col Fagheron, riconquistando di slancio la posizione nel pomeriggio del 15 giugno. Alle 22, dopo un tiro di preparazione di un'ora e mezzo, gli arditi balzarono all'attacco del Col Fenilon, raggiunto e conquistato con un centinaio di prigionieri. Sfruttando il fuoco energico dell'artiglieria italiana e lo sconcerto degli austriaci, il IX Reparto proseguì e all'alba occupò anche il Col Moschin prendendo prigionieri e mitragliatrici.

Il Bollettino del Comando Supremo:
"Con meraviglioso slancio il IX° Reparto d'Assalto ha in dieci minuti riconquistato Col Moschin catturando oltre 400 prigionieri con 25 ufficiali e numerose mitragliatrici".
Nel volgere di 24 ore, la vitale linea di resistenza sul versante occidentale del Grappa era stata perduta dal IX Corpo d'Armata e riconquistata dagli arditi del IX reparto d'Assalto.
Pochi giorni dopo, il 24 giugno, il IX reparto fu lanciato all'assalto dell'Asolone, contro posizioni ben presidiate e protette da un intenso fuoco di artiglieria. A prezzo di forti perdite, il IX reparto riuscì tuttavia ad arrivare sulla vetta dell'Asolone cacciandone gli austriaci, ma non riuscì a resistere al fuoco di artiglieria ed ai contrattacchi e dovette cedere il terreno conquistato. Nel combattimenti perse 19 ufficiali e 305 arditi, quasi la metà della sua forza.


In quell'azione perse la vita Ciro Scianna, l'Ardito d'Italia, che, alfiere del suo reparto, venne falciato davanti a tutti quando aveva già superato le trincee nemiche. Alla memoria gli venne concessa la medaglia d'oro con la seguente motivazione: "Soldato di altissimo ardimento, in aspra battaglia, sotto un micidialissimo tiro di fucileria e mitragliatrici nemiche e fra tragiche lotte corpo a corpo, portava con irresistibile slancio lo stendardo del battaglione d’assalto alla testa delle ondate, infiammando i compagni entusiasti del suo coraggio. Sulla vetta raggiunta, colpito in pieno petto, cadeva nell’impeto della sua superba audacia, dando al tricolore l’ultimo bacio ed alla Patria l’ultimo pensiero col grido: Viva l’Italia !. Monte Asolone, 24 giugno 1918".




(Tratto dalla pagina facebook: "Arditi della Grande Guerra")


0 Enrico Toti: la storia del bersagliere eroe con una gamba sola

- Enrico Toti  -


"Alcuni decenni fa, quando a scuola si cantava la canzone del Piave e tutti sapevano perché in ogni comune d’Italia c’è una via o una piazza dedicata a Vittorio Veneto o ad Armando Diaz, tutti ricordavano la figura di un soldato, Enrico Toti, mutilato ad una gamba, bersagliere ciclista, che in una delle innumerevoli offensive sul Carso (la sesta battaglia dell’Isonzo) aveva lanciato la sua stampella contro gli austriaci dopo aver finito le munizioni, questo, secondo la tradizione, il suo ultimo gesto prima di essere colpito a morte.
Nei mesi e negli anni a seguire Toti era diventato il simbolo di un’Italia che seppur colpita e in difficoltà aveva la forza, la volontà e la voglia di combattere, di non fermarsi di fronte a nulla, nemmeno e soprattutto di fronte i propri limiti. In questo periodo però e ancora di più durante il fascismo l’episodio della stampella assorbe e risucchia la vita del bersagliere romano, fissandone tutta l’esistenza in quel solo momento, che era ormai stato divinizzato dalla retorica nazionalista. Inutile dire che proprio il dissolvimento di quella retorica ha iniziato a frantumare la figura di Toti negando l’unica cosa che ne restava: l’episodio della stampella. Lo studio del terreno secondo alcuni dimostra che era impossibile per un mutilato raggiungere la trincea dove sarebbe morto Toti, alcuni dicono di aver raccolto testimonianze indirette (quindi un sentito dire) secondo cui Toti fu colpito perché essendo ubriaco inveiva contro il nemico e si sporgeva troppo dalla trincea, secondo altre ancora di queste testimonianze di seconda (spesso terza) mano, il bersagliere era semplicemente morto sotto un bombardamento nelle retrovie.

Storici e studiosi si sono cimentati alla ricerca di prove dell’una e delle altre versioni, ma prove inconfutabili non ce ne sono in nessuna direzione, c’è però una storia in fin dei conti più appassionante e molto più significativa per capire il personaggio, la sua vita.
Enrico Toti nasce a Roma nel 1882 ed è sostanzialmente figlio di quello scorcio di ‘800 fatto di entusiasmo per il futuro, speranza nel progresso e voglia di avventura. E’ proprio quest’ultima che a 14 anni lo porta ad arruolarsi in Marina, dove dopo la scuola militare è imbarcato come elettricista sulla Regia Nave Emanuele Filiberto. In Marina oltre alla specializzazione professionale acquisirà una serie di valori in cui crederà orgogliosamente e che entreranno a far parte del suo modo di vivere anche quando dovrà lasciare la vita militare a causa della morte del fratello che imporrà il suo ritorno alle necessità della famiglia. Nel 1905 Toti è quindi di nuovo a Roma e nel 1907 riesce ad essere assunto nelle ferrovie dello Stato come fuochista, è qui che avviene l’incidente che segnerà la sua storia, nel 1908, quando ha soli 26 anni, alla stazione di Segni un locomotore in manovra gli trancia la gamba sinistra.
Nel fiore degli anni, colpito da una tragedia del genere, Toti poteva condurre una tranquilla vita da invalido o continuare a vivere come se nulla fosse accaduto, ma Enrico non scelse nessuna di queste strade e decise invece di condurre una vita esemplare e avventurosa. Per prima cosa decise di riprendere le proprie attività sportive con maggiore intensità di quanto non avesse fatto prima, l’obiettivo era quello di affrontare il giro del mondo in bicicletta e per farlo partì dall’arco monumentale dell’Esposizione internazionale di Roma del 1911, questa avventura metterà a dura prova il proprio carattere, ma nonostante le difficoltà e un rimpatrio forzato dall’Austria non si perderà d’animo e ripartirà più volte.

Allo scoppio della guerra Toti è in prima fila nelle dimostrazioni interventiste, fa di tutto per andare al fronte ma l’esercito non lo arruola, lui non si scoraggia e si fa cucire una divisa grigio-verde, prende la bicicletta e si avvia verso il fronte, forse insieme o in conseguenza della partenza dei volontari ciclisti romani. Arrivato al fronte viene più volte respinto, data la sua condizione, ma Toti è ostinato e riesce ad ottenere di poter svolgere piccoli servizi di retrovia come portaordini o più probabilmente postino. Quando è poco sorvegliato cerca sempre di raggiungere la prima linea ma viene scoperto e riportato indietro, alla fine un’infrazione del genere gli costa caro e viene rispedito a Roma. Toti non vuole per nessuna ragione darsi per vinto, e nella capitale gira per i ministeri, le radio e le redazioni dei giornali per trovare qualcuno che lo aiuti a tornare al fronte, qualcuno che gli dia l’opportunità di essere utile al suo Paese in quella guerra. Scrive perfino un’accorata lettera al Duca D’Aosta, comandante della III° Armata in cui tra l’altro si legge “Le giuro che ho del fegato e qualunque impresa la più difficile se mi venisse ordinata la eseguirei senza indugio”.


Alla fine la sua insistenza è premiata e Toti è ufficialmente autorizzato a recarsi in zona di guerra; nel febbraio del ’16 è a Monfalcone di nuovo con compiti secondari, ma la sua passione e la sua azione costante e infaticabile farà breccia nei sentimenti del tenente Bolzon che chiede di aggregare Toti alla sua compagnia; il suo superiore, maggiore Rizzo, è restio allora Bolzon si assume in pieno la responsabilità del caso e porta Toti in trincea a cave Selz.
In trincea Toti arriva in un momento di relativa calma, ma il suo eccessivo zelo gli fa comunque rimediare due ferite che però non lo scoraggiano affatto. Per interessamento del colonnello Razzini, che parlerà col maggiore Rizzo, Toti viene aggregato al 3° battaglione Bersaglieri ciclisti, nel settore del VII Corpo d’Armata del generale Tettoni, siamo a metà maggio del ’16 per Toti è la svolta della vita, “Posso compiere il mio dovere e sono soddisfattissimo” scrive alla sorella, questo per lui è forse il momento più bello, è soldato tra i soldati, non più isolato, sperimenta lo spirito di gruppo e può fregiarsi delle stellette.
Nell’agosto del ’16 il 3°, il 4° e l’11° bersaglieri sono spostati a quota 85 a est di Monfalcone per l’attacco a Gorizia, proprio durante questo assalto Toti avrebbe lanciato la sua stampella contro il nemico dopo essere riuscito a raggiungere la prima linea. Il se, il come, il perché; se è vero o non è vero e in che termini possa essere avvenuto il fatto è probabilmente uno di quei tanti segreti che la storia terrà per sé, eppure da quello che di documentato abbiamo non possiamo non avere stima e ammirazione per un personaggio che nonostante una grave menomazione decise di fare di tutto per riprendere il possesso di sé, per superare la sua sventura, per essere utile al proprio paese, un vero eroe della perseveranza."



(fonte: www.luoghistorici.com)

martedì 20 maggio 2014

0 "L'alba della Grande Guerra" - Memorie della Prima Guerra Mondiale:gli oggetti, i documenti, le testimonianze.

"L'alba della Grande Guerra" 

Memorie della Prima Guerra Mondiale:gli oggetti, i documenti, le testimonianze

- Sabato 15 Giugno 2014, Forte Wohlgemuth, Rivoli Veronese (VR) -

° MOSTRA ESPOSITIVA DI CIMELI - mostra di oggetti, documenti e testimonianze della Grande Guerra. Una nuova area espositiva ospiterà le nuove collezioni di meravigliosi cimeli.
Per l'occasione verrà esposto un modello in scala 1:1 di un velivolo S.V.A., fedele riproduzione di uno di quelli in dotazione alla squadriglia "La Serenissima", con cui Gabriele D'annunzio ed altri intrepidi aviatori sorvolarono Vienna nell' agosto del 1918.

° PRESENTAZIONE DOCUMENTARIO - alle ore 17.00,presso la sala conferenze, si terrà la proiezione del Documentario di Mauro Vittorio Quattrina presentato dallo stesso regista, dal titolo:
"SCRIVIMI A LUNGO... SCRIVIMI TANTE COSE... LETTERE DEI SOLDATI ITALIANI NELLA GRANDE GUERRA".

° RIEVOCAZIONE STORICA - un salto indietro nel tempo con il gruppo di rievocazione storica  "Sentinelle del Lagazuoi" che, con divise dell'epoca, ci riporteranno agli anni della Grande Guerra.

domenica 27 aprile 2014

0 - Destinazione del 5 x 1000 ad HISTORICA LEGIO

- Scelta per la destinazione del 5 x 1000 dell' IRPEF - 
Dona il 5 x 1000 all'Associazione culturale "HISTORICA LEGIO"
CF: 90019870238

 

- I destinatari del 5 per mille dell’IRPEF sono le organizzazioni di volontariato e non lucrative di utilità sociale (Onlus), le associazioni di promozione sociale, le associazioni sportive dilettantistiche e le altre associazioni e/o fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, comma 1, del decreto legislativo 460/97, al sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza. Il finanziamento può essere anche a sostegno della ricerca scientifica e dell’università; della ricerca sanitaria, nonché al finanziamento delle attività che tutelano o promuovono i beni culturali e paesaggistici. -

lunedì 31 marzo 2014

0 - Escursione: 26 Aprile 2014 sulla "Linea Gotica" -

- ESCURSIONE sulla "LINEA GOTICA" -

Historica Legio sarà il 26 Aprile 2014 sulla "Linea Gotica", la Linea Difensiva istituita dal Feldmaresciallo tedesco Kesselring, per ostacolare l'avanzata Alleata verso il Nord Italia.
La linea difensiva si estendeva dalle provincie di  Massa e Carrara fino ad  arrivare alla costa adriatica di Pesaro, seguendo un fronte di oltre 300 Km sui rilievi delle Alpi Apuane proseguendo verso est lungo le colline della Garfagnana, sui monti dell'Appennino modenese, l'Appennino bolognese, l'alta valle dell'Arno, quella del Tevere e l'Appennino forlivese, per finire quindi sul versante adriatico negli approntamenti difensivi tra Rimini e Pesaro.


Un imponente sistema difensivo di trincee, bunker, fortificazioni di vario tipo che sfruttando al massimo i vantaggi offerti dal territorio, si rivelarono efficacissimi contro l'avanzata delle truppe Alleate.
Ancora oggi sono ben visibili in questi luoghi "le cicatrici" di quei terribili giorni, degli eserciti che vi combatterono, delle persone che vi hanno vissuto o perso la vita.



sabato 8 marzo 2014

0 Viaggio in Normandia in occasione del 70° Anniversario dello Sbarco

VIAGGIO IN NORMANDIA ricordando il D-Day

Quest'anno ricorre ricorre il 70° anniversario dello Sbarco in Normandia e la nostra Associazione intende recarsi su quelle spiagge sferzate dal vento, che hanno visto il sacrificio della vita di migliaia di uomini.
In attesa di definire i dettagli del prossimo viaggio Normandia del 2014, pubblichiamo qui di seguito le foto del precedente viaggio in terra di Francia che ci ha visto percorrere le spiagge sull'Atlantico da Dieppe fino al Mont Saint Michelle.
Scogliere di Dieppe
Bunker sulla scogliera a Dieppe

Bunker a Dieppe

Scorci lungo la Costa

Ogni Km di costa è un occasione per ricordare e riflettere

Juno Beach

Resti del porto artificiale Arromanches

Batterie de Longues

Batterie de Longues

Il tratto lungo Utah Beach verso la scogliera Point du Hoc

Scogliera di Point du Hoc (lato Est)
Scogliera di Point du Hoc (lato ovest)

Devastazione dei bombardamenti a Point du Hoc

Devastazione a Point du Hoc

Museo Pegasus Bridge - Truppe Aviotrasportate Britanniche

Museo Pegasus Bridge - Unità Cinofile Aviotrasportate Britanniche

Sherman

Mont Saint Michelle - La fine del nostro viaggio


venerdì 28 febbraio 2014

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 ISCRIZIONI

Se siete spinti dalla passione per la storia e dalla voglia di poter contribuire in modo attivo al ricordo, alla memoria nonchè all'approfondimento di persone, fatti ed avvenimenti di interesse storico, non esitate a visitare la sezione del nostro sito "ISCRIZIONI", dove troverete indicate le modalità e la modulistica necessaria per poter presentare la DOMANDA DI ISCRIZIONE alla nostra Associazione.

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0 MEDIOEVO

0 PRIMA GUERRA MONDIALE

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