- LA BATTAGLIA DEL COL MOSCHIN -
Il IX Reparto d'Assalto, agli ordini del Maggiore Messe, faceva parte,
come reparto non indivisionato, del IX° Corpo d'Armata della 4.Armata,
la cui linea di difesa sul versante occidentale del Monte Grappa venne
sfondata dall'offesiva austriaca del 15 giugno 1918. A mezzogiorno le
colonne austriache avevano occupato, infatti, la posizione avanzata di
Col del Miglio, poi Col Moschin, Col Fenilon e Col Fagheron, capisaldi
della linea di resistenza italiana.
La situazione era gravissima
perchè gli austriaci quasi si affacciavano sulla pianura veneta.
Le
artiglierie della contigua 6. Armata e quelle del IX Corpo aprirono un
formidabile fuoco di sbarramento sulle posizioni perdute, impedendo
l'afflusso di rincalzi e rifornimenti austriaci.
Il IX Reparto
d'Assalto, messo in movimento al primo sentore dei successi austriaci,
sferrò l'assalto al Col Fagheron, riconquistando di slancio la posizione
nel pomeriggio del 15 giugno. Alle 22, dopo un tiro di preparazione di
un'ora e mezzo, gli arditi balzarono all'attacco del Col Fenilon,
raggiunto e conquistato con un centinaio di prigionieri. Sfruttando il
fuoco energico dell'artiglieria italiana e lo sconcerto degli austriaci,
il IX Reparto proseguì e all'alba occupò anche il Col Moschin prendendo
prigionieri e mitragliatrici.
Il Bollettino del Comando Supremo:
"Con meraviglioso slancio il IX° Reparto d'Assalto ha in dieci minuti
riconquistato Col Moschin catturando oltre 400 prigionieri con 25
ufficiali e numerose mitragliatrici".
Nel volgere di 24 ore, la
vitale linea di resistenza sul versante occidentale del Grappa era stata
perduta dal IX Corpo d'Armata e riconquistata dagli arditi del IX
reparto d'Assalto.
Pochi giorni dopo, il 24 giugno, il IX reparto fu
lanciato all'assalto dell'Asolone, contro posizioni ben presidiate e
protette da un intenso fuoco di artiglieria. A prezzo di forti perdite,
il IX reparto riuscì tuttavia ad arrivare sulla vetta dell'Asolone
cacciandone gli austriaci, ma non riuscì a resistere al fuoco di
artiglieria ed ai contrattacchi e dovette cedere il terreno conquistato.
Nel combattimenti perse 19 ufficiali e 305 arditi, quasi la metà della
sua forza.

In quell'azione perse la vita Ciro Scianna, l'Ardito
d'Italia, che, alfiere del suo reparto, venne falciato davanti a tutti
quando aveva già superato le trincee nemiche. Alla memoria gli venne
concessa la medaglia d'oro con la seguente motivazione: "Soldato di
altissimo ardimento, in aspra battaglia, sotto un micidialissimo tiro di
fucileria e mitragliatrici nemiche e fra tragiche lotte corpo a corpo,
portava con irresistibile slancio lo stendardo del battaglione d’assalto
alla testa delle ondate, infiammando i compagni entusiasti del suo
coraggio. Sulla vetta raggiunta, colpito in pieno petto, cadeva
nell’impeto della sua superba audacia, dando al tricolore l’ultimo bacio
ed alla Patria l’ultimo pensiero col grido: Viva l’Italia !. Monte
Asolone, 24 giugno 1918".
(Tratto dalla pagina facebook: "Arditi della Grande Guerra")