- La conquista di Monte Nero: 15-16 giugno 1915 -
"[Sulla conquista del Monte Nero] ....Quando
qui si parla di questo splendido attacco che nella nostra storia della
guerra viene annoverato senza restrizioni
come un successo del nemico, ognuno aggiunge subito: Giù il cappello
davanti agli alpini: questo è stato un colpo da maestro".
- Alice Schalek (1874 — 1956) - cronista di guerra austriaca
(da Am Isonzo: März bis Juli 1916, Vienna, Seidel u. Sohn, 1916, p.225)
- Alice Schalek (1874 — 1956) - cronista di guerra austriaca
(da Am Isonzo: März bis Juli 1916, Vienna, Seidel u. Sohn, 1916, p.225)
| Vedetta in trincea sul Monte Nero |
La conquista del Monte Nero: un’ impresa che destò l’ammirazione anche
del nemico.Con la conquista del monte Nero nel giugno del 1915, le
nostre truppe da montagna diedero al Paese il primo importante successo
di guerra, compiendo una mirabile impresa, che destò profonda
ammirazione anche nel nemico.
Il nome del monte Nero (Krn) ebbe una singolare origine: esso non aveva nessun riferimento nella toponomastica locale ma fu creato dalla banale distrazione di un cartografo che tradusse erroneamente in italiano il nome sloveno “Krn” con “ Crn” che significa nero.
Nella prima metà del giugno 1915, la zona del Monte Nero era caratterizzata da una viva attività dei nostri reparti alpini che comportò la cessazione dei tentativi d’attacco da parte avversaria.
Questo indizio di una riconosciuta superiorità italiana in quel settore indusse il generale Etna a pensare che fosse giunto il momento di attaccare il Monte Nero,la cui espugnazione, già prevista nel progetto tattico iniziale, sarebbe servita ad aggirare la testa di ponte di Tolmino e a raggiungere la linea dell’Isonzo.
Il piano prevedeva la conquista della cima mediante un attacco che sarebbe stato sferrato da due lati: dalle creste del Vrata e dal Kozliak.
Nella notte, tra il 15 e il 16 giugno 1915, la 35a compagnia alpini (battaglione Susa), al comando del capitano Vittorio Varese, superate le difficoltà opposte dal ripido pendio gelato, irruppe di sorpresa dalle nostre posizioni del Vrata nel trincerone avversario di quota 2138 e,
dopo un furioso combattimento, costrinse i difensori (circa 200 con 12 ufficiali) ad arrendersi. Con pari slancio,nonostante il violento fuoco di reazione del nemico,continuò l’avanzata e riuscì, dopo aspra lotta,ad espugnare la quota 2133.
Contemporaneamente gli uomini dell’84a compagnia (battaglione Exilles), al comando del capitano Vincenzo Albarello – preceduto dagli esploratori al comando del valoroso sottotenente Alberto Picco, che pagò con la vita la gloriosa conquista - con le scarpe fasciate e ognuno sulle spalle un sacchetto di terra mossero dal Kozliak, verso la
vetta del monte Nero (m.2245). Appena giunti in Cima del Monte Nero
vista delle prime linee avversarie, gli alpini si lanciarono all’assalto travolgendo i difensori e dopo un’aspra lotta corpo a corpo conquistano la posizione sulla vetta .
Le bandiere di guerra dei Battaglioni Alpini “Exillis” e “Susa” per l’impresa furono decorate della medaglia d’argento con la seguente motivazione:
“I BATTAGLIONI EXILLIS E SUSA CON MIRABILE ARDIMENTO,
CON ABNEGAZIONE E TENACIA, SUPERANDO DIFFICOLTA’ RITENUTE INSORMONTABILI, DOPO LOTTA ACCANITA E CRUENTA, SLOGGIARONO, DI SORPRESA IL NEMICO DA MONTE NERO,
CHE ASSICURARONO ALLE ARMI (15–16 GIUGNO 1915 – BOLL. UFF., ANNO 1916,DISP. 66A)
Il nome del monte Nero (Krn) ebbe una singolare origine: esso non aveva nessun riferimento nella toponomastica locale ma fu creato dalla banale distrazione di un cartografo che tradusse erroneamente in italiano il nome sloveno “Krn” con “ Crn” che significa nero.
Nella prima metà del giugno 1915, la zona del Monte Nero era caratterizzata da una viva attività dei nostri reparti alpini che comportò la cessazione dei tentativi d’attacco da parte avversaria.
Questo indizio di una riconosciuta superiorità italiana in quel settore indusse il generale Etna a pensare che fosse giunto il momento di attaccare il Monte Nero,la cui espugnazione, già prevista nel progetto tattico iniziale, sarebbe servita ad aggirare la testa di ponte di Tolmino e a raggiungere la linea dell’Isonzo.
Il piano prevedeva la conquista della cima mediante un attacco che sarebbe stato sferrato da due lati: dalle creste del Vrata e dal Kozliak.
Nella notte, tra il 15 e il 16 giugno 1915, la 35a compagnia alpini (battaglione Susa), al comando del capitano Vittorio Varese, superate le difficoltà opposte dal ripido pendio gelato, irruppe di sorpresa dalle nostre posizioni del Vrata nel trincerone avversario di quota 2138 e,
dopo un furioso combattimento, costrinse i difensori (circa 200 con 12 ufficiali) ad arrendersi. Con pari slancio,nonostante il violento fuoco di reazione del nemico,continuò l’avanzata e riuscì, dopo aspra lotta,ad espugnare la quota 2133.
Contemporaneamente gli uomini dell’84a compagnia (battaglione Exilles), al comando del capitano Vincenzo Albarello – preceduto dagli esploratori al comando del valoroso sottotenente Alberto Picco, che pagò con la vita la gloriosa conquista - con le scarpe fasciate e ognuno sulle spalle un sacchetto di terra mossero dal Kozliak, verso la
vetta del monte Nero (m.2245). Appena giunti in Cima del Monte Nero
vista delle prime linee avversarie, gli alpini si lanciarono all’assalto travolgendo i difensori e dopo un’aspra lotta corpo a corpo conquistano la posizione sulla vetta .
Le bandiere di guerra dei Battaglioni Alpini “Exillis” e “Susa” per l’impresa furono decorate della medaglia d’argento con la seguente motivazione:
“I BATTAGLIONI EXILLIS E SUSA CON MIRABILE ARDIMENTO,
CON ABNEGAZIONE E TENACIA, SUPERANDO DIFFICOLTA’ RITENUTE INSORMONTABILI, DOPO LOTTA ACCANITA E CRUENTA, SLOGGIARONO, DI SORPRESA IL NEMICO DA MONTE NERO,
CHE ASSICURARONO ALLE ARMI (15–16 GIUGNO 1915 – BOLL. UFF., ANNO 1916,DISP. 66A)
| Monte Nero:comando di una compagnia di Alpini |
Per questa magnifica azione il capitano Albarello fu insignito dell’Ordine militare di Savoia ed il Capitano Varese della Medaglia d’oro al Valor militare.
Entrambi, più tardi, caddero per la Patria ma, purtroppo non nel modo che avevano sognato: il capitano Albarello perì travolto da una valanga
in Carnia, nell’aprile del 1917; il capitano Varese, invece morì di malattia nel novembre dello stesso anno.
(fonte: www.caicividale.it)


























