- BOMBE ALLEATE SU VERONA E PROVINCIA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE -
Verona non fu coinvolta particolarmente nel conflitto fino al 1943,
quando nacque la Repubblica Sociale Italiana che fece della città
scaligera, di fatto, una delle tre capitali, insieme a Milano e Salò.
In città, infatti, sorsero importanti ministeri della neonata
Repubblica, nonché numerosi Comandi militari tedeschi.
Oggi, percorrendo
Corso Porta Nuova, una delle maggiori vie della città, si può trovare
il Palazzo INA. Tale costruzione può sembrare un normalissimo edificio
costruito sotto i canoni estetici del ventennio, ma pochi conoscono la
sua reale funzione durante quegli anni. Il palazzo non era altro che la
sede dell’ufficio Sicherheisdienst, il servizio segreto delle SS. Osservandolo oggi,non noteremmo sicuramente nulla di particolare e riconducibile a quel terribile periodo, ma se entriamo
nell’edificio, purtroppo non visitabile, nei due piani sotterranei
troviamo numerose celle ancora perfettamente conservate. Qui venivano
rinchiusi i “potenziali nemici del nazismo” in attesa di giudizio,
quindi possiamo solo immaginare quanti uomini e donne possano aver
vissuto terribili giorni in queste celle, e quanti di loro non siano poi
mai più tornati. Molte porte sono originali e conservano tuttora delle
scritte in tedesco che, conoscendo le circostanze, trasmettono una certa
inquietudine. All’interno di una porta senza scritte si trova, infine,
un passaggio che portava ad un bunker antiaereo situato sotto Piazza
Cittadella. Ogni traccia di tale bunker è andata perduta per via del
parcheggio che è stato successivamente costruito.
Oltre che per la sua importanza politica, Verona risultò estremamente
importante sul piano strategico. La città era infatti posta su un
grande snodo ferroviario e, inoltre, la sua posizione geografica, posta
come una delle ultime grandi città prima dell’Austria e della Germania,
faceva di Verona un’importante obbiettivo per gli angloamericani, ma
anche una fortezza da difendere per le truppe naziste. Per questi motivi
l’esercito tedesco rafforzò le difese cittadine, costruendo nuove
caserme, bunker, ed installando postazioni di contraerea.
Una
testimonianza seminascosta di queste fortificazioni la troviamo in pieno
centro, nell’edificio dove oggi risiede l’Educandato Statale agli
Angeli, che divenne sede del Werhmacht Verkehnsrdirektion, il comando
dei trasporti delle truppe tedesche. Nel cortile dell’attuale Istituto
erano presenti numerosi edifici che furono poi completamente rasi al
suolo dai bombardamenti. Ma in questo cortile troviamo ancora oggi,
completamente intatto, un bunker antiaereo costruito proprio dal comando
tedesco.
Il bombardamento su Verona del luglio 1944
Altre testimonianze dei bombardamenti, molti dei veronesi ce l’hanno
davanti agli occhi tutti i giorni. Nel centro storico di Verona,
infatti, sulle facciate di diversi palazzi, sono ancora visibili dei
segnali dipinti direttamente sulle mura, che raffigurano una grande
lettera “R”, la quale stava ad indicare la presenza di un rifugio
antiaereo. Sotto la grande lettera, in alcuni casi, si può ancora
leggere il numero dei posti a disposizione nel rifugio in questione, che
veniva opportunamente indicato. Questi segnali li possiamo trovare in
svariati punti della città, come ad esempio in Corso Porta Nuova, in
piazza Pradaval e nella centralissima via Roma.
Altri importanti rifugi si trovavano al di sotto di Porta Nuova e
Porta Palio. In questi casi venivano sfruttati una serie di antichi
tunnel sotterranei. Al di sotto di Porta Palio sono ancora presenti i
tunnel costruiti addirittura da Michele Sanmicheli a metà del 1500,
utilizzati dalla popolazione come rifugi antiaereo durante appunto la
seconda guerra mondiale.
A Borgo Roma, proprio dietro gli edifici dell’Università di Verona,
nella strada ciclopedonale che unisce via Taddea da Carrara con Strada
de Le Grazie, tra la vegetazione è ancora possibile vedere dei massi di
cemento armato. Secondo le testimonianze di alcune persone del posto, in
quel punto vi era una postazione contraerea di Flak tedesca, e quei
massi che vediamo non sono altro che i resti della piattaforma di
cemento sopra la quale erano posizionati i cannoni.
Le fortificazioni tedesche resero però più dura e lunga la battaglia
per la liberazione di Verona. La città, infatti, fu una delle più
bombardate d’Italia, risultando distrutta, al termine del conflitto, al
45%. Terribili furono i danni ad edifici storici. Nel gennaio del 1945
ci fu, per esempio, una terribile incursione alleata che distrusse
parzialmente Castelvecchio, la biblioteca capitolare (una delle più
antiche d’Europa), la biblioteca civica ed altri importanti monumenti.
Come se il danno culturale non fosse abbastanza, il 26 aprile, giorno
della ritirata, i tedeschi fecero saltare tutti i ponti. Non furono
risparmiati nemmeno il medievale ponte scaligero o il romano ponte
Pietra, che furono entrambi poi ricostruiti cercando di recuperare i
materiali dall’Adige
Le bombe furono sganciate dal 301st Bombardment Group (H); qui le foto degli obbiettivi:
 |
| Verona |
 |
| Verona |
 |
| Zevio |
 |
| Zevio |
 |
| Peschiera D/G |
 |
| Verona - Parona |
 |
| Verona - Parona |
 |
| Verona - P.ta Vescovo |
Questi furono gli effetti devastanti:
 |
| Castelvecchio |
 |
| Stazione P.ta nuova |
 |
| Stazione P.ta Nuova |
.jpg) |
| Centro città |
 |
| Biblioteca Capitolare |