sabato 14 dicembre 2013

3 Bombe su Verona

- BOMBE ALLEATE SU VERONA E PROVINCIA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE -


Verona non fu coinvolta particolarmente nel conflitto fino al 1943, quando nacque la Repubblica Sociale Italiana che fece della città scaligera, di fatto, una delle tre capitali, insieme a Milano e Salò.
In città, infatti, sorsero importanti ministeri della neonata Repubblica, nonché numerosi Comandi militari tedeschi.
Oggi, percorrendo Corso Porta Nuova, una delle maggiori vie della città, si può trovare il Palazzo INA. Tale costruzione può sembrare un normalissimo edificio costruito sotto i canoni estetici del ventennio, ma pochi conoscono la sua reale funzione durante quegli anni. Il palazzo non era altro che la sede dell’ufficio Sicherheisdienst, il servizio segreto delle SS. Osservandolo oggi,non noteremmo sicuramente nulla di particolare e riconducibile a quel terribile periodo, ma se entriamo nell’edificio, purtroppo non visitabile, nei due piani sotterranei troviamo numerose celle ancora perfettamente conservate. Qui venivano rinchiusi i “potenziali nemici del nazismo” in attesa di giudizio, quindi possiamo solo immaginare quanti uomini e donne possano aver vissuto terribili giorni in queste celle, e quanti di loro non siano poi mai più tornati. Molte porte sono originali e conservano tuttora delle scritte in tedesco che, conoscendo le circostanze, trasmettono una certa inquietudine. All’interno di una porta senza scritte si trova, infine, un passaggio che portava ad un bunker antiaereo situato sotto Piazza Cittadella. Ogni traccia di tale bunker è andata perduta per via del parcheggio che è stato successivamente costruito.
Oltre che per la sua importanza politica, Verona risultò estremamente importante sul piano strategico. La città era infatti posta su un grande snodo ferroviario e, inoltre, la sua posizione geografica, posta come una delle ultime grandi città prima dell’Austria e della Germania, faceva di Verona un’importante obbiettivo per gli angloamericani, ma anche una fortezza da difendere per le truppe naziste. Per questi motivi l’esercito tedesco rafforzò le difese cittadine, costruendo nuove caserme, bunker, ed installando postazioni di contraerea.
Una testimonianza seminascosta di queste fortificazioni la troviamo in pieno centro, nell’edificio dove oggi risiede l’Educandato Statale agli Angeli, che divenne sede del Werhmacht Verkehnsrdirektion, il comando dei trasporti delle truppe tedesche. Nel cortile dell’attuale Istituto erano presenti numerosi edifici che furono poi completamente rasi al suolo dai bombardamenti. Ma in questo cortile troviamo ancora oggi, completamente intatto, un bunker antiaereo costruito proprio dal comando tedesco.

Il bombardamento su Verona del luglio 1944
Altre testimonianze dei bombardamenti, molti dei veronesi ce l’hanno davanti agli occhi tutti i giorni. Nel centro storico di Verona, infatti, sulle facciate di diversi palazzi, sono ancora visibili dei segnali dipinti direttamente sulle mura, che raffigurano una grande lettera “R”, la quale stava ad indicare la presenza di un rifugio antiaereo. Sotto la grande lettera, in alcuni casi, si può ancora leggere il numero dei posti a disposizione nel rifugio in questione, che veniva opportunamente indicato. Questi segnali li possiamo trovare in svariati punti della città, come ad esempio in Corso Porta Nuova, in piazza Pradaval e nella centralissima via Roma.
Altri importanti rifugi si trovavano al di sotto di Porta Nuova e Porta Palio. In questi casi venivano sfruttati una serie di antichi tunnel sotterranei. Al di sotto di Porta Palio sono ancora presenti i tunnel costruiti addirittura da Michele Sanmicheli a metà del 1500, utilizzati dalla popolazione come rifugi antiaereo durante appunto la seconda guerra mondiale.
A Borgo Roma, proprio dietro gli edifici dell’Università di Verona, nella strada ciclopedonale che unisce via Taddea da Carrara con Strada de Le Grazie, tra la vegetazione è ancora possibile vedere dei massi di cemento armato. Secondo le testimonianze di alcune persone del posto, in quel punto vi era una postazione contraerea di Flak tedesca, e quei massi che vediamo non sono altro che i resti della piattaforma di cemento sopra la quale erano posizionati i cannoni.
Le fortificazioni tedesche resero però più dura e lunga la battaglia per la liberazione di Verona. La città, infatti, fu una delle più bombardate d’Italia, risultando distrutta, al termine del conflitto, al 45%. Terribili furono i danni ad edifici storici. Nel gennaio del 1945 ci fu, per esempio, una terribile incursione alleata che distrusse parzialmente Castelvecchio, la biblioteca capitolare (una delle più antiche d’Europa), la biblioteca civica ed altri importanti monumenti. Come se il danno culturale non fosse abbastanza, il 26 aprile, giorno della ritirata, i tedeschi fecero saltare tutti i ponti. Non furono risparmiati nemmeno il medievale ponte scaligero o il romano ponte Pietra, che furono entrambi poi ricostruiti cercando di recuperare i materiali dall’Adige

Le bombe furono sganciate dal 301st Bombardment Group (H); qui le foto degli obbiettivi:
Verona

Verona
Zevio

Zevio



Peschiera D/G

Verona - Parona

Verona - Parona

Verona - P.ta Vescovo

Questi furono gli effetti devastanti:
Castelvecchio

Stazione P.ta nuova

Stazione P.ta Nuova

Centro città
Biblioteca Capitolare

martedì 10 dicembre 2013

- ESCURSIONE: 11 e 12 GENNAIO 2014 -


Forte Tre Sassi in Valparola
Entrando nell'anno della ricorrenza del centenario dell'inizio della Grande Guerra,
l'Associazione Historica Legio organizza nelle giornata 11 e 12 Gennaio 2014, la visita al Museo della Grande Guerra Marmolada  e al Museo del Forte Tre Sassi in Valparola.

Per informazioni: info@historicalegio.com



Marmolada.


"La cruda dimostrazione
della vita del combattente in alta montagna,
mostrata in questo museo, vuol essere una
esortazione alla pace e all’amicizia tra i popoli." 





























lunedì 13 maggio 2013

0 ESCURSIONE: 30 e 31 MAGGIO 2013

 Escursione HISTORICA LEGIO Maggio 2013



DOVE:     Livinallongo del Col di Lana
TEMA:    Prima Guerra Mondiale
DATA:    30 e 31 Maggio 2013





http://www.kleiner-steinfisch.de/wk/Museum-Kaefreit/Web/Picture10.jpg





Escursione di 2 giorni in quei luoghi che sono stati teatro di scontri tra i più cruenti della Prima Guerra Mondiale.

   

 

leggi il post correlato: La Grande Guerra a Livinallongo del Col di Lana




0 La Grande Guerra a Livinallongo del Col di Lana

 LA PRIMA GUERRA MONDIALE A LIVINALLONGO

Allo scoppio della grande guerra anche le valli ladine sono coinvolte.
La linea del fronte si estende dal Lagorai ai Monzoni, dalla Marmolada al Col di Lana, dal Lagazuoi alle Tofane.
http://www.dolomitesladines.it/edit/media/11_03_coldilana.jpg
Col di Lana

Il comune di Livinallongo viene troncato in due dal fronte bellico.
Nelle Dolomiti ha inizio una guerra di posizione devastante.
Verso la fine dell'inverno del 1916 i soldati italiani fanno saltare la cima del Col di Lana.

http://www.dolomitesladines.it/edit/media/11_03_cittadighiaccio.jpg
Nei tre anni seguenti il Col di Lana vede morire migliaia di soldati austriaci e italiani, guadagnandosi così il lugubre soprannome di “Col di sangue”.




A Corvara (Val Badia) e a Penia (Val di Fassa) - più vicine al confine di guerra - l'esercito austriaco posiziona cannoni a lunga gittata per sparare oltre la linea del fronte.


Alla fine del lungo inverno del 1917 si contano migliaia di vittime sepolte dalle valanghe o morte assiderate.

0 Disciplina dell'attività di raccolta dei cimeli e reperti moblili della Grande Guerra

Legge regionale 12 agosto 2011, n. 17 (BUR n. 61/2011)

DISCIPLINA DELL’ATTIVITÀ DI RACCOLTA DEI CIMELI E REPERTI MOBILI DELLA GRANDE GUERRA

Art. 1 - Finalità.
1. La Regione del Veneto, ai sensi della lettera c) del comma 1, dell’articolo 261 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 “Codice dell’ordinamento militare”, disciplina con la presente legge l’attività di raccolta di reperti mobili e cimeli della prima guerra mondiale.
Art. 2 - Esercizio della attività di raccolta dei reperti mobili e cimeli.
1. La raccolta dei reperti mobili e cimeli della prima guerra mondiale, è soggetta ad autorizzazione regionale.
2. La Giunta regionale, entro centoventi giorni dalla entrata in vigore della presente legge, sentita la competente commissione consiliare, definisce il modello, i criteri, le procedure e i costi per il rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 1 ai soggetti che attestano idonee conoscenze dei luoghi di esercizio della attività di raccolta dei cimeli e reperti mobili della grande guerra a fini di sicurezza ed incolumità pubblica, nonché in materia di disciplina delle armi e in materia di tutela dei beni culturali.
3. Agli iscritti ad associazioni storico-culturali senza fini di lucro e agli iscritti alle associazioni combattentistiche e d’arma, l’autorizzazione è rilasciata senza oneri, su richiesta validata dall’associazione di appartenenza.
4. La Giunta regionale revoca l’autorizzazione in caso di danneggiamento dei manufatti di cui alle lettere a), b) e c), del comma 2, dell’articolo 255 del decreto legislativo n. 66 del 2010 e quando siano venuti meno i requisiti di cui al comma 3 del presente articolo.
5. L’attività di raccolta dei reperti mobili e cimeli esercitata nei fondi dai rispettivi proprietari, o da titolari di altri diritti reali di godimento, dai conduttori e loro familiari e dagli aventi diritto di uso civico, è soggetta a comunicazione alla Giunta regionale, corredata da autocertificazione in ordine ai titoli di disponibilità dei rispettivi fondi.
Art. 3 - Disciplina dell’esercizio dell’attività di raccolta e individuazione delle aree vietate.
1. L’attività di raccolta di reperti mobili e cimeli della prima guerra mondiale ha ad oggetto i reperti mobili e i cimeli individuabili a vista o comunque affioranti dal suolo, recuperabili con l’uso delle mani o con il ricorso a mere movimentazioni di superficie, anche con l’utilizzo di attrezzature atte a localizzare, individuare e rimuovere i reperti mobili e cimeli, escludendo in ogni caso operazioni di scavo.
2. L’attività di raccolta di cui al comma 1 è vietata:
a) nelle aree archeologiche come definite ai sensi dell’articolo 101 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”;
b) nei siti individuati quali cimiteri di guerra ai sensi della legge regionale 16 dicembre 1997, n. 43 “Interventi per il censimento, il recupero e la valorizzazione di particolari beni storici, architettonici e culturali della grande guerra”.
Art. 4 - Disciplina del rinvenimento di resti umani.
1. Chiunque nell’esercizio delle attività di raccolta dei reperti mobili e cimeli rinvenga resti umani o di incerta attribuzione è tenuto a sospendere ogni attività e a dare immediata segnalazione alle autorità competenti, come individuate all’articolo 12 della legge regionale 4 marzo 2010, n. 18 “Norme in materia funeraria”.
2. La Giunta regionale individua entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della presente legge la azienda unità locale socio sanitaria (ULSS) che costituisce il centro di riferimento regionale per la ricerca e lo studio dei resti scheletrici ai fini degli adempimenti di cui all’articolo 12 della legge regionale 4 marzo 2010, n. 18 .
3. Quanto rinvenuto unitamente ai resti umani è considerato pertinenza personale del deceduto e deve essere consegnato alle autorità competenti.
Art. 5 - Obblighi di informazione.
1. Il titolare dell’autorizzazione alla raccolta dei reperti mobili e cimeli di cui alla presente legge è tenuto a:
a) trasmettere alla Giunta regionale una relazione annuale dei luoghi visitati, con segnalazione dei siti giudicati di particolare interesse per il ritrovamento di reperti mobili e cimeli della prima guerra mondiale;
b) segnalare con tempestività alla Giunta regionale, con coordinate geografiche e con gli eventuali mezzi di rappresentazione disponibili, ritrovamenti di manufatti quali quelli illustrati alla lettera c), del comma 2, dell’articolo 255 del decreto legislativo n. 66 del 2010.
Art. 6 - Attività di vigilanza e sanzioni.
1. Chiunque effettui attività di raccolta di reperti mobili o cimeli senza essere in possesso della autorizzazione di cui all’articolo 2 è punito con la sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro 5.000,00.
2. Chiunque effettui attività di raccolta di reperti mobili o cimeli in violazione dell’articolo 3, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa da euro 100,00 a euro 1.000,00.
3. Chiunque in possesso di autorizzazione, effettui attività di raccolta di reperti mobili o cimeli nei luoghi vietati alla raccolta ai sensi dell’articolo 3, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro 5.000,00.
4. Fatte salve le sanzioni penali, di cui al Capo II del Titolo IV del Libro II del Codice Penale, chiunque, a seguito del rinvenimento di resti umani o di incerta attribuzione, non provveda agli adempimenti di cui all’articolo 4 della presente legge, è punito con la sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro 5.000,00, nonché con la revoca della autorizzazione o il diniego del suo rilascio.
5. All’esercizio delle funzioni di vigilanza e alla irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie provvedono, ai sensi delle legge regionale 28 gennaio 1977, n. 10 “Disciplina e delega delle funzioni inerenti all’applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale”, i comuni nei rispettivi ambiti territoriali, nonché, previa stipula di apposita convenzione, il Corpo Forestale dello Stato.

mercoledì 6 marzo 2013

0 Il Vate, i motti D'Annunziani

Alla voce “motto”, nel dizionario della lingua italiana si trova scritto:”parola e frase nella quale è
compendiato, con valore esemplare e imperativo,l'assunto di una persona o di una
comunità”. I motti dannunziani divennero espressione di un'intera comunità per il
primo ventennio del novecento. Ben venga questa diffusione di pensieri, questo
dolce profumo di cultura e poesia, il più delle volte ammuffite, rinchiuse
con le catene nelle cantine di questo balzano momento storico che nobilita più macchiette sociali (i criminali, i tronisti, le veline, i bulli) e sembra dimenticarsi dei poeti,degli artisti, dei Grandi Uomini d'intelletto e di grande animo. 
Ebbene D'annunzio era uno del Grandi Uomini, che il secolo appena morto ci ha lasciato.
Purtroppo su D'annunzio e sui dannunziani, non mi è noto per quale grottesco e stolto bignamino, aleggia da sempre un'ombra sbagliata ed ingiusta per la Sua memoria e per la nostra cultura. 
Si è costantemente affinato il pensiero del Vate con il fascismo, D'annunzio con il Duce. Una
porcata pazzesco! Una blasfemia culturale! 
Lo stile di vita ideale, concepito dal duce, il Vate in realtà l'aveva sempre disprezzato con tutta l'anima. 
Egli aveva sognato di rinnovare l'Italia, di combattere il parlamentarismo corrotto e la
democrazia rinunciataria. Aveva sognato (“l'immaginazione al potere”) di fondere
una nuova Babilonia della cultura e delle arti: Fiume. Fiume, la città di Vità,
governata per 15 mitici mesi da un poeta (non un vampiro politicunzolo, un burocrate, un mafioso, uno sciacallo), un poeta che ogni giorno proclamava gli ideali di giustizia e libertà, che voleva creare una città sede e capitale di tutte le arti, dotata di un immenso teatro aperto atutti, in cui la musica era
la protagonista, che sognava una crociata in favore delle nazioni povere contro quelle usurpatrici.
“Ecco soli, soli contro tutti col nostro solitario coraggio” commentò amaramente D'annunzio alla fine della sua avventura di governatore-poeta. E fu proprio il Duce (e Giolitti a fare da burattinaio) a
lasciare solo ed abbandonato il Poeta. Già con la marcia di Roma, partì l'operazione d svalorizzare D'Annunzio, “i giovani invecchiano presto cantando Giovinezza”, disse ironicamente vedendo marciare Mussolini alla testa dei giovani “di anni e di spirito”.
Dunque nessuna vergona nell'urlare "eja eja eja alala" (contro l'immobilismo delle idee, il mercificatismo odierno, il servilismo da facchini ai due mostri che da due secoli opprimono l'uomo marxismo e capitalismo), perchè in quel motto, in quella provocazione, non c'è niente di
fascismo, nessuna logica dittatoriale ma solo (solo?) energia, spirito (come ne abbiamo bisogno di spirito), un soffio di vita, eccitazione alla stato puro.
“La passione in tutto. Desidero le cose più lievi, come le più grandi. Non ho mai tregua”. 
D'annunzio rappresenta l'umanesimo puro: l'uomo principale protagonista,
non altri (il denaro, la classe ecc); il Vate come formatore della dignità
dell'uomo dignità di avere ideali, di amare il bello, dipensare, di amare, di soffrire, di combattere, di piangere, di vivere!Questo era D'annuzio. 
Questo dovrebbe essere un Uomo, dominato dalle sue azioni e passioni, non dagli oppiacei, dalle droghe che da quasi un secolo civedono manichini sterili, burattini, pinocchi, pupazzi manovrati ma
ideologie marxiste o capitaliste, dalla piazza rossa o dalla borsa di wall strett. 
PRIMA L'UOMO poi il resto! QUESTA è LA DIGNITA' DELLA PERSONA CHE HO A
CUORE E IN TESTA!

Augurissimi per il blog, un abbraccio fraterno!
Paolo

“et ventis adversis” anche con i venti contrari.

domenica 3 marzo 2013

0 Processo di Norimberga

Nel 1946 si chiude il processo di Norimberga: 21 gerarchi nazisti sono giudicati da un tribunale internazionale. In quest’occasione il mondo cambiava atteggiamento nei confronti dei crimini di Stato. Ma su quale base si scelsero solo quegli imputati? Perché solo in quell’occasione si è giunti ad un verdetto certo e definitivo? Ma soprattutto, i principi sanciti in quella sede, riescono a sopravvivere anche nel XXI secolo?
Al termine del secondo conflitto mondiale, che un processo contro i crimini e la sconfitta della Germania dovesse aver luogo, non era così scontato. Churchill era più favorevole alla fucilazione entro sei ore dall’individuazione e alla cattura dei criminali in modo da evitare battibecchi politici e lunghe indagini per un processo che si prospettava complesso, senza precedenti ma soprattutto senza poggiarsi su basi legali chiare, certe e prestabilite. Il primo problema a porsi fu chi doveva essere sottoposto a giudizio. Escludendo gli imputati più importanti (Hittler, Gobbels e Himmler) dovuto al loro suicidio, la scelta protese verso Goring (uno dei più alti funzionari rimasti in vita) e altri 20 considerati rappresentativi di responsabilità di più ampia portata. Proprio da questa scelta sorge un primo dubbio sulla coerenza e sull’interesse da parte delle nazioni vincitrici di voler giudicare indistintamente gli allora criminali di guerra. Ogniuno di noi è conoscenza che al di fuori della sopra citata lista, moltissimi altri “illustri” funzionari e ingegneri tedeschi, macchiatisi anche loro di crimini di guerra, si salvarono mettendosi alle dipendenze dei governi vincitori spesso e volentieri cedendo le loro conoscenze militari. Qiundi dov’è finito il giudizio Super Partes delle nazioni vincitrici?? Il secondo problema a porsi sull’istituzione del processo di Norimberga fu su quali basi si sarebbe dovuto reggere? Bisognava definire un impianto accusatorio e soprattutto stabilire uno standard internazionale di condotta. Le imputazioni quindi si fondarono inevitabilmente su leggi retroattive e su un radicato codice morale su cui l’opinione americana si identificava. Per formulare le accuse si definiscono nuove forme di reato: pianificare guerre d’aggressione, crimini contro la pace e contro l’umanità, genocidio sono reati che non sono mai stati contemplati dalla dottrina del diritto internazionale. In quella sede vengono delineati tali criteri per consentire alla legge di coprire le fattispecie dei delitti commessi dai nazisti. Un altro problema sorge per le nazioni vincitrici e secondo dubbio sorge a noi sul loro presunto interesse di istituire un giusto processo: equiparare una guerra d’aggressione a un crimine quando la stessa Unione Sovietica nel 1939 occupò deliberatamente la Polonia e parte della Finlandia non risulta poi tanto ‘giusto’. Ciò nonostante il pubblico ministero Jackson è deciso di far passare tutte le imputazioni: gli alleati occidentali ignorano l’evidenza dei crimini sovietici e collaborano con i Russi per un’ultima volta prima della Guerra Fredda. Allo stesso modo, quando la parte accusatoria si rende conto di non poter includere i bombardamenti tedeschi tra i capi d’accusa, pena l’essere essi stessi accusati di avere bombardato intere città è ucciso civili innocenti, l’incriminazione per ‘bombardamento’ viene cassata dai capi d’imputazione. A riprova dell’allora contraddizione da parte degli alleati dei capi d’accusa, solo nel 1977, con i Protocolli Aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra, viene sancito che il bombardamento indiscriminato di popolazioni e infrastrutture viola la legge sul diritto bellico. L’impianto accusatorio istituito per l’occasione ha una grande influenza sul successivo sviluppo della disciplina internazionale riguardante i crimini di stato: la Convenzione di Ginevra, i Protocolli Aggiuntivi e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo scaturiscono in parte dall’esperienza di Norimberga e dal desiderio della comunità internazionale di porre un limite netto a ciò che è legalmente ammissibile nel teatro dei conflitti internazionali. Purtroppo in troppi casi successivi a Norimberga i responsabili di guerre d’aggressione o feroci guerre civili sono rimasti totalmente impuniti. E sugli stessi precursori dei nuovi diritti internazionali sorgono dubbi sui loro principi di adozione. Si è fatto gran parlare di crimini di guerra durante il conflitto in Iraq del 2003 o la stessa lotta al terrorismo messa in atto dagli Stati Uniti. L’accusa suona come una beffa quando quasi 70 anni fa sono stati proprio gli Stati Uniti e Gran Bretagna a istituire un processo su larga scala per sottoporre a giudizio l’alto comando politico e militare del Terzo Reich. In realtà negli ultimi anni i principi stabiliti dalla Convenzione di Ginevra sono già stati ripetutamente violati da parte dei Paesi occidentali nel nome della “giustizia” e non sempre applicati forse in nome di un proprio interesse personale. Purtroppo di fronte ad una condotta simile è evidente temere che gli sforzi compiuti più di 60 anni fa a Norimberga per creare solide basi per garantire pace e giustizia nel mondo possano considerarsi anacronistici e non più efficaci.
 

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