venerdì 29 aprile 2016

0 ESCURSIONE: - Parigi - Musée de l'Armé, Musée de la Marine, Musée de l'air - 10,11,12 Maggio 2016 -

PARIGI

Musée de l'Armé, Musée de la Marine, Musée de l'air

10,11,12 Maggio 2016

Escursione di 3 giornate a Parigi nelle date del 10,11,12 Maggio 2016 per visitare questi tre meravigliosi musei, sicuramente tra i più importanti al mondo.
  • Musée de l'Armé:


    Il Museo dell'Esercito, nel cuore dell'Hôtel National des Invalides, è all'incrocio di molte aree emblematiche e tematiche.
    Il Museo dell'Esercito è nato nel 1905 dalla fusione del Museo dell'Artiglieria con il Museo storico dell'Esercito. Il Museo storico dell'Esercito fu fondato nel 1896 da una società, La Sabretache, il cui presidente, il pittore Edouard Detaille, desiderava costituire, a partire dalle sue collezioni personali, un museo militare nazionale sul modello delle sale retrospettive dell'Esposizione universale di Parigi del 1889.
    Tra le collezioni più prestigiose del museo possiamo citare le armi e armature antiche (la 3° per importanza al mondo), i piccoli modelli di artiglieria (unica al mondo) e un insieme eccezionale di pezzi del XIX secolo relativi a Napoleone I e ai marescialli dell'Impero.
    Il Museo dell'Esercito si colloca tra i più grandi musei di arte e di storia militare al mondo. La sua posizione nel cuore di un monumento a vocazione militare come l'Hotel National des Invalides gli conferisce un carattere eccezionale. Sono rari i musei militari che presentano una tale diversità di opere e coprono periodo cronologici così ampi.
    Riunisce un insieme di spazi che si dividono tra monumenti architettonici e sezioni tematiche e cronologiche. Nel complesso sono 7 le aree principali che costituiscono il museo:
    • Cortile d'onore e collezioni di artiglieria.
    • Dipartimento antico, armature, e armi antiche XIII - XVII secolo.
    • Dipartimento moderno, da Luigi XIV a Napoleone III 1643 - 1870.
    • I Reparti Insoliti
    • Il Dôme des Invalides, tomba di Napoleone I.
    • Dipartimento contemporaneo, le due Guerre mondiali 1871-1945.
    • Memoriale Charles de Gaulle.
    • Cattedrale San Luigi degli Invalides.
    Rilevante le esposizioni dedicate al I e II conflitto mondiale e la tomba di Napoleone I. 

  •  Musée de l'air: 
Il Museo dell'aria e dello spazio, in francese Musée de l'Air et de l'Espace, è un importante museo aeronautico francese, uno tra i più grandi al mondo. Il museo, inaugurato nel 1919, occupa una parte dell'aeroporto di Parigi-Le Bourget e custodisce una straordinaria raccolta composta da quasi 20 mila pezzi, tra cui circa 150 aerei che hanno fatto la storia del trasporto aereo e diverse mongolfiere dei secoli scorsi. I visitatori possono ammirare, oltre ad un Boeing 747 visitabile, anche due modelli di Concorde: “prototype 001” e “Sierra Delta”. La collezione comprende anche un medaglione in bronzo dorato dei fratelli Montgolfier realizzato nel 1783 da Jean-Antoine Houdon, e tanti altri oggetti legati alla storia del volo, civile e militare.

  •  Musée de la Marine: 
il Museo nazionale della Marina è, insieme a quello di San Pietroburgo, uno dei più antichi musei marittimi del mondo. Proveniente da una collezione di modellini navali offerti nel 1748 al re Luigi XV, il museo affronta oggi l'insieme dei temi legati al mare attraverso esposizioni permanenti e temporanee che spaziano su temi quantomai vari da Giulio Verne alle navi giocattolo e ai pirati.
Il Museo marittimo offre ai visitatori una grande varietà di elementi presenti nelle sue collezioni, dai modellini e dalle riproduzioni antiche ai quadri, dalle pitture alle sculture passando per le costruzioni navali di legno o ancora l'evoluzione delle tecniche navali della seconda metà del XIX secolo.

  Il tesoro artistico custodito dal museo rievoca un mondo lontano popolato da figure leggendarie e grandi avventurieri e fa rivivere la passione degli inventori e dei costruttori d'un tempo.
Parallelamente all'arricchimento delle sue collezioni il museo organizza in Francia e all'estero numerose esposizioni ed eventi finalizzati a divulgare ad un pubblico sempre più vasto le avventure dei cinque mari: guerre, commerci, esplorazioni scientifiche, pesca, crociere, ecc. ecc.
Presente a Parigi presso il Palais de Chaillot, e nel resto della Francia sul litorale atlantico e su quello mediterraneo, il museo nazionale della Marina forma un circuito di sette stabilimenti.

Per la sua grandezza e per la ricchezza delle sue collezioni, il Museo della Marina di Parigi è uno dei grandi musei marittimi europei insieme a quelli di Greenwich, Barcellona e Amsterdam.
Il museo svolge, inoltre, un importante ruolo nel campo della ricerca sulla storia marittima.


mercoledì 27 aprile 2016

0 ESCURSIONE: Sacrario REDIPUGLIA, Colle Sant'Elia e museo

Sacrario di REDIPUGLIA, Colle Sant'Elia, museo.


Redipuglia (GO), dallo sloveno "sredij polije" ovvero "terra di mezzo" è il più grande Sacrario Militare Italiano, dedicato ai caduti della Grande Guerra.
Venne realizzato sulle pendici "insanguinate" del Colle Sei Busi su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, inaugurato il 18 settembre 1938, contiene le spoglie di
100.187 soldati caduti nelle zone circostanti, in parte già sepolti inizialmente sull'antistante Colle di Sant'Elia.
Voluto dal regime fascista, il sacrario voleva celebrare il sacrificio dei caduti nonché dare una degna sepoltura a coloro che non avevano trovato spazio nel cimitero degli Invitti. La struttura è composta da tre livelli e rappresenta simbolicamente l'esercito che scende dal cielo, alla guida del proprio comandante, per percorrere la Via Eroica. In cima, tre croci richiamano l'immagine del Monte Golgota e la crocifissione di Cristo.

 

Parcheggiata l'automobile sul piazzale di fronte al Sacrario, la visita inizia dopo aver superato la catena del cacciatorpediniere "Grado", una nave austro-ungarica divenuta italiana dopo la fine della guerra. Camminando verso le tombe si percorre la "Via Eroica", ovvero una strada lastricata in pietra delimitata da 38 targhe in bronzo che indicano i nomi delle località carsiche contese durante la Grande Guerra.

Terminato questo suggestivo percorso, si arriva alle maestose tombe dei generali, tra le quali spicca quella del comandante della Terza Armata, Emanuele Filiberto Duca d'Aosta che aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Redipuglia. Il sepolcro è formato da un blocco di marmo rosso della Val Camonica dal peso di 75 tonnellate. Al suo fianco si trovano invece le tombe in granito di cinque generali: Antonio Chinotto, Tommaso Monti, Giovanni Prelli, Giuseppe Paolini e Fulvio Riccieri. 



Alle spalle si elevano i 22 gradoni (alti 2,5 metri e larghi 12) che, in ordine alfabetico, custodiscono le spoglie dei 39857 soldati identificati. Ogni loculo è sormontato dalla scritta "Presente" e sono raggiungibili grazie alle scalinate laterali che conducono in cima. Al centro del primo gradone si trova l'unica donna sepolta, una crocerossina di nome Margherita Kaiser Parodi Orlando, mentre sul ventiduesimo si trovano i resti di 72 marinai e 56 uomini della Guardia di Finanza.
Arrivati al termine della scalinata e dei gradoni, due grandi tombe coperte da lastre di bronzo custodiscono i resti di oltre 60 mila soldati ignoti. Oltrepassate si arriva in cima al sacrario dove la visita può continuare visitando la piccola cappella che custodisce la "Deposizione" e le formelle della Via Crucis dello scultore Castiglioni. Sopra a questa struttura religiosa si trovano le tre croci in bronzo.
 

 
 Nella parte posteriore dell'ultimo gradone sono state allestite due salette museali: all'interno si trovano le fotografie del primo Sacrario di Redipuglia, i documenti, i reperti bellici ed i dipinti di Ciotti che adornavano la prima Tomba del Duca D'Aosta, posta originariamente nella cappelletta in cima al Colle Sant'Elia. Sul pianoro, a Quota 89, si trova l'Osservatorio e un plastico del territorio che evidenzia la linea di confine all'alba del 24 ottobre 1917, il giorno della Dodicesima Battaglia dell'Isonzo.

 Il grande mausoleo venne realizzato di fronte al primo Cimitero di Guerra dell III^ Armata sul Colle Sant'Elia che oggi è una sorta di museo all'aperto noto come Parco della Rimembranza.
Lungo il viale adornato da alti cipressi, segnano il cammino cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario.

Sulla sommità del colle un frammento di colonna romana, proveniente dagli scavi di Aquileia, celebra la memoria dei caduti di tutte le guerre, "senza distinzione di tempi e di fortune".














  











 


















INFORMAZIONI
Via III Armata
I-34070 Fogliano Redipuglia (GO)
Tel. +39 0481 489024

martedì 9 settembre 2014

0 ESCURSIONE: SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA, visita guidata al museo.

Visita al museo di San Martino della Battaglia che conserva all'interno cimeli e documenti della battaglia della seconda guerra di indipendenza (24 giugno 1859), in cui le forze del Regno di Sardegna, guidate da Vittorio Emanuele II, alleate con i francesi di Napoleone III, sconfissero gli Austriaci dell'Imperatore Francesco Giuseppe.

per informazioni: info@historicalegio.com

lunedì 16 giugno 2014

0 La conquista di Monte Nero

- La conquista di Monte Nero: 15-16 giugno 1915 -


"[Sulla conquista del Monte Nero] ....Quando qui si parla di questo splendido attacco che nella nostra storia della guerra viene annoverato senza restrizioni come un successo del nemico, ognuno aggiunge subito: Giù il cappello davanti agli alpini: questo è stato un colpo da maestro".
- Alice Schalek (1874 — 1956) - cronista di guerra austriaca
(da Am Isonzo: März bis Juli 1916, Vienna, Seidel u. Sohn, 1916, p.225)

Vedetta in trincea sul Monte Nero

 
La conquista del Monte Nero: un’ impresa che destò l’ammirazione anche del nemico.Con la conquista del monte Nero nel giugno del 1915, le nostre truppe da montagna diedero al Paese il primo importante successo di guerra, compiendo una mirabile impresa, che destò profonda ammirazione anche nel nemico.

Il nome del monte Nero (Krn) ebbe una singolare origine: esso non aveva nessun riferimento nella toponomastica locale ma fu creato dalla banale distrazione di un cartografo che tradusse erroneamente in italiano il nome sloveno “Krn” con “ Crn” che significa nero.
Nella prima metà del giugno 1915, la zona del Monte Nero era caratterizzata da una viva attività dei nostri reparti alpini che comportò la cessazione dei tentativi d’attacco da parte avversaria.
Questo indizio di una riconosciuta superiorità italiana in quel settore indusse il generale Etna a pensare che fosse giunto il momento di attaccare il Monte Nero,la cui espugnazione, già prevista nel progetto tattico iniziale, sarebbe servita ad aggirare la testa di ponte di Tolmino e a raggiungere la linea dell’Isonzo.
Il piano prevedeva la conquista della cima mediante un attacco che sarebbe stato sferrato da due lati: dalle creste del Vrata e dal Kozliak.
Nella notte, tra il 15 e il 16 giugno 1915, la 35a compagnia alpini (battaglione Susa), al comando del capitano Vittorio Varese, superate le difficoltà opposte dal ripido pendio gelato, irruppe di sorpresa dalle nostre posizioni del Vrata nel trincerone avversario di quota 2138 e,
dopo un furioso combattimento, costrinse i difensori (circa 200 con 12 ufficiali) ad arrendersi. Con pari slancio,nonostante il violento fuoco di reazione del nemico,continuò l’avanzata e riuscì, dopo aspra lotta,ad espugnare la quota 2133.
Contemporaneamente gli uomini dell’84a compagnia (battaglione Exilles), al comando del capitano Vincenzo Albarello – preceduto dagli esploratori al comando del valoroso sottotenente Alberto Picco, che pagò con la vita la gloriosa conquista - con le scarpe fasciate e ognuno sulle spalle un sacchetto di terra mossero dal Kozliak, verso la
vetta del monte Nero (m.2245). Appena giunti in Cima del Monte Nero
vista delle prime linee avversarie, gli alpini si lanciarono all’assalto travolgendo i difensori e dopo un’aspra lotta corpo a corpo conquistano la posizione sulla vetta .

Le bandiere di guerra dei Battaglioni Alpini “Exillis” e “Susa” per l’impresa furono decorate della medaglia d’argento con la seguente motivazione:

“I BATTAGLIONI EXILLIS E SUSA CON MIRABILE ARDIMENTO,
CON ABNEGAZIONE E TENACIA, SUPERANDO DIFFICOLTA’ RITENUTE INSORMONTABILI, DOPO LOTTA ACCANITA E CRUENTA, SLOGGIARONO, DI SORPRESA IL NEMICO DA MONTE NERO,
CHE ASSICURARONO ALLE ARMI (15–16 GIUGNO 1915 – BOLL. UFF., ANNO 1916,DISP. 66A)
Monte Nero:comando di una compagnia di Alpini


Per questa magnifica azione il capitano Albarello fu insignito dell’Ordine militare di Savoia ed il Capitano Varese della Medaglia d’oro al Valor militare.
Entrambi, più tardi, caddero per la Patria ma, purtroppo non nel modo che avevano sognato: il capitano Albarello perì travolto da una valanga
in Carnia, nell’aprile del 1917; il capitano Varese, invece morì di malattia nel novembre dello stesso anno.




(fonte: www.caicividale.it)

0 La conquista di Col Moschin

- LA BATTAGLIA DEL COL MOSCHIN -

Il IX Reparto d'Assalto, agli ordini del Maggiore Messe, faceva parte, come reparto non indivisionato, del IX° Corpo d'Armata della 4.Armata, la cui linea di difesa sul versante occidentale del Monte Grappa venne sfondata dall'offesiva austriaca del 15 giugno 1918. A mezzogiorno le colonne austriache avevano occupato, infatti, la posizione avanzata di Col del Miglio, poi Col Moschin, Col Fenilon e Col Fagheron, capisaldi della linea di resistenza italiana.
La situazione era gravissima perchè gli austriaci quasi si affacciavano sulla pianura veneta.
Le artiglierie della contigua 6. Armata e quelle del IX Corpo aprirono un formidabile fuoco di sbarramento sulle posizioni perdute, impedendo l'afflusso di rincalzi e rifornimenti austriaci.
Il IX Reparto d'Assalto, messo in movimento al primo sentore dei successi austriaci, sferrò l'assalto al Col Fagheron, riconquistando di slancio la posizione nel pomeriggio del 15 giugno. Alle 22, dopo un tiro di preparazione di un'ora e mezzo, gli arditi balzarono all'attacco del Col Fenilon, raggiunto e conquistato con un centinaio di prigionieri. Sfruttando il fuoco energico dell'artiglieria italiana e lo sconcerto degli austriaci, il IX Reparto proseguì e all'alba occupò anche il Col Moschin prendendo prigionieri e mitragliatrici.

Il Bollettino del Comando Supremo:
"Con meraviglioso slancio il IX° Reparto d'Assalto ha in dieci minuti riconquistato Col Moschin catturando oltre 400 prigionieri con 25 ufficiali e numerose mitragliatrici".
Nel volgere di 24 ore, la vitale linea di resistenza sul versante occidentale del Grappa era stata perduta dal IX Corpo d'Armata e riconquistata dagli arditi del IX reparto d'Assalto.
Pochi giorni dopo, il 24 giugno, il IX reparto fu lanciato all'assalto dell'Asolone, contro posizioni ben presidiate e protette da un intenso fuoco di artiglieria. A prezzo di forti perdite, il IX reparto riuscì tuttavia ad arrivare sulla vetta dell'Asolone cacciandone gli austriaci, ma non riuscì a resistere al fuoco di artiglieria ed ai contrattacchi e dovette cedere il terreno conquistato. Nel combattimenti perse 19 ufficiali e 305 arditi, quasi la metà della sua forza.


In quell'azione perse la vita Ciro Scianna, l'Ardito d'Italia, che, alfiere del suo reparto, venne falciato davanti a tutti quando aveva già superato le trincee nemiche. Alla memoria gli venne concessa la medaglia d'oro con la seguente motivazione: "Soldato di altissimo ardimento, in aspra battaglia, sotto un micidialissimo tiro di fucileria e mitragliatrici nemiche e fra tragiche lotte corpo a corpo, portava con irresistibile slancio lo stendardo del battaglione d’assalto alla testa delle ondate, infiammando i compagni entusiasti del suo coraggio. Sulla vetta raggiunta, colpito in pieno petto, cadeva nell’impeto della sua superba audacia, dando al tricolore l’ultimo bacio ed alla Patria l’ultimo pensiero col grido: Viva l’Italia !. Monte Asolone, 24 giugno 1918".




(Tratto dalla pagina facebook: "Arditi della Grande Guerra")


0 Enrico Toti: la storia del bersagliere eroe con una gamba sola

- Enrico Toti  -


"Alcuni decenni fa, quando a scuola si cantava la canzone del Piave e tutti sapevano perché in ogni comune d’Italia c’è una via o una piazza dedicata a Vittorio Veneto o ad Armando Diaz, tutti ricordavano la figura di un soldato, Enrico Toti, mutilato ad una gamba, bersagliere ciclista, che in una delle innumerevoli offensive sul Carso (la sesta battaglia dell’Isonzo) aveva lanciato la sua stampella contro gli austriaci dopo aver finito le munizioni, questo, secondo la tradizione, il suo ultimo gesto prima di essere colpito a morte.
Nei mesi e negli anni a seguire Toti era diventato il simbolo di un’Italia che seppur colpita e in difficoltà aveva la forza, la volontà e la voglia di combattere, di non fermarsi di fronte a nulla, nemmeno e soprattutto di fronte i propri limiti. In questo periodo però e ancora di più durante il fascismo l’episodio della stampella assorbe e risucchia la vita del bersagliere romano, fissandone tutta l’esistenza in quel solo momento, che era ormai stato divinizzato dalla retorica nazionalista. Inutile dire che proprio il dissolvimento di quella retorica ha iniziato a frantumare la figura di Toti negando l’unica cosa che ne restava: l’episodio della stampella. Lo studio del terreno secondo alcuni dimostra che era impossibile per un mutilato raggiungere la trincea dove sarebbe morto Toti, alcuni dicono di aver raccolto testimonianze indirette (quindi un sentito dire) secondo cui Toti fu colpito perché essendo ubriaco inveiva contro il nemico e si sporgeva troppo dalla trincea, secondo altre ancora di queste testimonianze di seconda (spesso terza) mano, il bersagliere era semplicemente morto sotto un bombardamento nelle retrovie.

Storici e studiosi si sono cimentati alla ricerca di prove dell’una e delle altre versioni, ma prove inconfutabili non ce ne sono in nessuna direzione, c’è però una storia in fin dei conti più appassionante e molto più significativa per capire il personaggio, la sua vita.
Enrico Toti nasce a Roma nel 1882 ed è sostanzialmente figlio di quello scorcio di ‘800 fatto di entusiasmo per il futuro, speranza nel progresso e voglia di avventura. E’ proprio quest’ultima che a 14 anni lo porta ad arruolarsi in Marina, dove dopo la scuola militare è imbarcato come elettricista sulla Regia Nave Emanuele Filiberto. In Marina oltre alla specializzazione professionale acquisirà una serie di valori in cui crederà orgogliosamente e che entreranno a far parte del suo modo di vivere anche quando dovrà lasciare la vita militare a causa della morte del fratello che imporrà il suo ritorno alle necessità della famiglia. Nel 1905 Toti è quindi di nuovo a Roma e nel 1907 riesce ad essere assunto nelle ferrovie dello Stato come fuochista, è qui che avviene l’incidente che segnerà la sua storia, nel 1908, quando ha soli 26 anni, alla stazione di Segni un locomotore in manovra gli trancia la gamba sinistra.
Nel fiore degli anni, colpito da una tragedia del genere, Toti poteva condurre una tranquilla vita da invalido o continuare a vivere come se nulla fosse accaduto, ma Enrico non scelse nessuna di queste strade e decise invece di condurre una vita esemplare e avventurosa. Per prima cosa decise di riprendere le proprie attività sportive con maggiore intensità di quanto non avesse fatto prima, l’obiettivo era quello di affrontare il giro del mondo in bicicletta e per farlo partì dall’arco monumentale dell’Esposizione internazionale di Roma del 1911, questa avventura metterà a dura prova il proprio carattere, ma nonostante le difficoltà e un rimpatrio forzato dall’Austria non si perderà d’animo e ripartirà più volte.

Allo scoppio della guerra Toti è in prima fila nelle dimostrazioni interventiste, fa di tutto per andare al fronte ma l’esercito non lo arruola, lui non si scoraggia e si fa cucire una divisa grigio-verde, prende la bicicletta e si avvia verso il fronte, forse insieme o in conseguenza della partenza dei volontari ciclisti romani. Arrivato al fronte viene più volte respinto, data la sua condizione, ma Toti è ostinato e riesce ad ottenere di poter svolgere piccoli servizi di retrovia come portaordini o più probabilmente postino. Quando è poco sorvegliato cerca sempre di raggiungere la prima linea ma viene scoperto e riportato indietro, alla fine un’infrazione del genere gli costa caro e viene rispedito a Roma. Toti non vuole per nessuna ragione darsi per vinto, e nella capitale gira per i ministeri, le radio e le redazioni dei giornali per trovare qualcuno che lo aiuti a tornare al fronte, qualcuno che gli dia l’opportunità di essere utile al suo Paese in quella guerra. Scrive perfino un’accorata lettera al Duca D’Aosta, comandante della III° Armata in cui tra l’altro si legge “Le giuro che ho del fegato e qualunque impresa la più difficile se mi venisse ordinata la eseguirei senza indugio”.


Alla fine la sua insistenza è premiata e Toti è ufficialmente autorizzato a recarsi in zona di guerra; nel febbraio del ’16 è a Monfalcone di nuovo con compiti secondari, ma la sua passione e la sua azione costante e infaticabile farà breccia nei sentimenti del tenente Bolzon che chiede di aggregare Toti alla sua compagnia; il suo superiore, maggiore Rizzo, è restio allora Bolzon si assume in pieno la responsabilità del caso e porta Toti in trincea a cave Selz.
In trincea Toti arriva in un momento di relativa calma, ma il suo eccessivo zelo gli fa comunque rimediare due ferite che però non lo scoraggiano affatto. Per interessamento del colonnello Razzini, che parlerà col maggiore Rizzo, Toti viene aggregato al 3° battaglione Bersaglieri ciclisti, nel settore del VII Corpo d’Armata del generale Tettoni, siamo a metà maggio del ’16 per Toti è la svolta della vita, “Posso compiere il mio dovere e sono soddisfattissimo” scrive alla sorella, questo per lui è forse il momento più bello, è soldato tra i soldati, non più isolato, sperimenta lo spirito di gruppo e può fregiarsi delle stellette.
Nell’agosto del ’16 il 3°, il 4° e l’11° bersaglieri sono spostati a quota 85 a est di Monfalcone per l’attacco a Gorizia, proprio durante questo assalto Toti avrebbe lanciato la sua stampella contro il nemico dopo essere riuscito a raggiungere la prima linea. Il se, il come, il perché; se è vero o non è vero e in che termini possa essere avvenuto il fatto è probabilmente uno di quei tanti segreti che la storia terrà per sé, eppure da quello che di documentato abbiamo non possiamo non avere stima e ammirazione per un personaggio che nonostante una grave menomazione decise di fare di tutto per riprendere il possesso di sé, per superare la sua sventura, per essere utile al proprio paese, un vero eroe della perseveranza."



(fonte: www.luoghistorici.com)

martedì 20 maggio 2014

0 "L'alba della Grande Guerra" - Memorie della Prima Guerra Mondiale:gli oggetti, i documenti, le testimonianze.

"L'alba della Grande Guerra" 

Memorie della Prima Guerra Mondiale:gli oggetti, i documenti, le testimonianze

- Sabato 15 Giugno 2014, Forte Wohlgemuth, Rivoli Veronese (VR) -

° MOSTRA ESPOSITIVA DI CIMELI - mostra di oggetti, documenti e testimonianze della Grande Guerra. Una nuova area espositiva ospiterà le nuove collezioni di meravigliosi cimeli.
Per l'occasione verrà esposto un modello in scala 1:1 di un velivolo S.V.A., fedele riproduzione di uno di quelli in dotazione alla squadriglia "La Serenissima", con cui Gabriele D'annunzio ed altri intrepidi aviatori sorvolarono Vienna nell' agosto del 1918.

° PRESENTAZIONE DOCUMENTARIO - alle ore 17.00,presso la sala conferenze, si terrà la proiezione del Documentario di Mauro Vittorio Quattrina presentato dallo stesso regista, dal titolo:
"SCRIVIMI A LUNGO... SCRIVIMI TANTE COSE... LETTERE DEI SOLDATI ITALIANI NELLA GRANDE GUERRA".

° RIEVOCAZIONE STORICA - un salto indietro nel tempo con il gruppo di rievocazione storica  "Sentinelle del Lagazuoi" che, con divise dell'epoca, ci riporteranno agli anni della Grande Guerra.

 

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